La Rucola in passato si era già occupata di personaggi circondati da un alone di santità del nostro territorio, curioso che si tratti spesso di persone vissute tra il 1800 e il 1900, e la cui memoria popolare sopravvive entro una ristretta cerchia di persone: compaesani, discendenti, clero. Sono persone la cui fama fu notevole nel loro tempo, ma spesso vissuta “sottovoce”, perché intrisa di quella conflittualità tra pura fede, possibile eresia e l’ingerenza della scienza. Consideriamo che era ancora molto forte il sentimento religioso e, quindi, ciò che oggi chiamiamo channeling, medianità, o altre facoltà, un secolo fa era misticità rivolta principalmente a Gesù, Madonna e Santi.
La santarella di Montelupone – Chissà nel passato più remoto quale era stato l’appellativo di tali persone? Madri? Sibille? Ma torniamo alla nostra Santarella, Ester Moriconi detta Esterina. Ester nacque a Montelupone il 6 settembre 1875, nella casa colonica dove i suoi genitori Enrico e Rosa vivevano con altri nuclei della stessa famiglia, come si usava a quel tempo in campagna. Fin da piccola imparò a conoscere il dolore fisico, venendo colpita da malattie e incidenti domestici potenzialmente fatali dai quali guarì in modo miracoloso, restando però sorda e cagionevole di salute ma accettando con pazienza la sua condizione, considerandola una sofferenza da dedicare a Dio affinché risparmiasse gli altri dal dolore, anzi, la sua fede era così forte da spingerla talvolta a flagellarsi. Non mancarono neanche dolori familiari, con cambiamenti di casa e lutti.

Accoglienza e visioni – Ma fu anche fortunata perché dopo la morte prematura del padre, venne accolta amorevolmente da una signora abbiente di Montelupone, Rosa Iachini, che vedeva in lei non solo una piccola bisognosa, ma anche qualcosa di speciale. La bambina infatti, aveva iniziato in tenera età ad avere delle visioni: a cinque anni durante la messa nella chiesa di San Firmano, vide due volte la mano del sacerdote staccarsi e andare verso di lei con l’eucarestia, intorno agli otto anni riferì di avere incontrato il Signore nelle vesti di un bambino, sotto una quercia vicino casa sua, e ancora: le apparve la Vergine vicino al pagliaio, Gesù lungo una stradella, e non mancarono i demoni, nel porcile. Con lo stupore della sua innocenza, si confidò con i genitori che, seriamente impensieriti, ne parlarono con il parroco che volle parlare con la bambina da solo, e poi nuovamente con la presenza di altri testimoni: nessuno di loro dubitò della buona fede e della veridicità dei suoi racconti. Alla morte della sua benefattrice, Ester venne accolta altrettanto amorevolmente, ricambiando con il solo aiuto nelle faccende domestiche quando il fisico lo permetteva, dalla cognata della stessa Rosa, Maddalena Magner. Donna anch’ella di grande fede e umiltà, sarà per la ragazza anche confidente e segretaria.

La voce si sparge, arrivano moltitudini di persone – Nel frattempo Ester manifestava sempre di più i suoi doni, che divennero così noti da far accorrere da ogni dove una moltitudine di persone con richieste di preghiere e di guarigioni. Molti di questi che non potevano presentarsi di persona, inviavano lettere che puntualmente Maddalena leggeva a Esterina e sotto la sua guida rispondeva a tutti. Si occupava anche di vegliare Esterina quando di notte pregava, o per meglio dire, conversava letteralmente con Gesù, e ne trascriveva le parole. All’età di 24 anni Esterina guarì miracolosamente da una serie di brutti malanni che l’avevano resa inferma per anni, e da quel momento iniziarono le manifestazioni estatiche.
Gli attacchi del demonio – Però iniziarono anche gli attacchi del demonio… si hanno le testimonianze da parte degli abitanti della casa, sacerdoti, ospiti, di quando lei veniva percossa brutalmente da qualcosa di invisibile a loro, che solo lei vedeva, eccetto un episodio in cui era presente un bambino, egli vide un “uomo nero brutto” che la picchiava e strattonava. Dopo ben 18 anni di supplizi e inspiegabili manifestazioni (capelli intrecciati, piatti rotti che ritornavano interi, Esterina che veniva lanciata contro il soffitto e cadeva malamente a terra svenuta), finalmente per intercessione di un angelo, la cattiva entità non si presentò più.
Estasi e stimmate – Si intensificarono però le estasi, tanto da rivivere puntualmente, tra il giovedì e il venerdì, la Passione di Gesu’, in tutte le sue fasi (coronazione di spine, la croce sulle spalle, flagellazioni, la crocifissione) da lasciarla ancora priva di sensi e sanguinante: arrivarono anche le stimmate. Gli stati di trance in cui riviveva il Golgota, e la comparsa delle piaghe, continuarono anche dopo che, defunta la signora Maddalena, Ester coronò all’età di 47 anni il suo sogno di entrare nel monastero agostiniano di Roma, situato vicino al Vaticano, dove prese in breve i voti assumendo il nome di suor Anna Maria Maddalena, grazie alla dote di 3000 lire lasciatale per testamento dalla signora Maddalena Magner, condizione necessaria per potervi accedere. Le numerose testimonianze di ciò che le avveniva, la chiaroveggenza, le guarigioni, l’aura di santità di cui godeva in tutte le Marche e a Roma, il fascino, il senso di pace che suscitava la sua vicinanza, tanto da far convertire i più accesi bestemmiatori, non bastarono per farle vivere il resto dei suoi anni in preghiera.
Il Santo Uffizio e Padre Gemelli – Infatti all’inizio del 1925, per ordine del Sant’Uffizio (una fra le più importanti delle congregazioni della Curia romana, che deriva storicamente dal tribunale dell’Inquisizione. La congregazione del Sant’Uffizio si compone come le altre di cardinali, ma è presieduta dallo stesso pontefice col titolo di prefetto – cit. Treccani) fu chiamato a visitare Esterina padre Agostino Gemelli, francescano nonché medico e psicologo, il quale ritenendola, almeno inizialmente, affetta da isteria ne dispose l’allontanamento dal monastero, destinandola a Milano in una casa di cura diretta dalle “suore di Maria Bambina”.
Ospedale, “martirio” e morte – La dimissione ufficialmente avvenne perché malata, in realtà fu per anni tenuta in osservazione e costrizione, con protocolli oggi inammissibili, specie durante le estasi, con lo scopo di dimostrare che le manifestazioni non erano di origine soprannaturale, e le piaghe fossero auto-inferte. Nel tempo il trattamento venne inevitabilmente ammorbidito e, pur restando praticamente reclusa in quell’istituto, non potendo ricevere visite o quasi, le suore che la assistevano si affezionarono a lei appellandosi anch’esse alle sue intercessioni. Nel 1937, dopo una trombosi e alcuni giorni di agonia, Esterina a 62 anni rese l’anima al Signore e venne sepolta a Milano, in seguito i suoi resti furono traslati a Roma, e infine condotti al paese natale, Montelupone, dove tuttora riposano.
Il processo di beatificazione – Dopo vari passaggi di mano fra sacerdoti che si sono adoperati nel tempo a raccogliere il materiale riguardante Esterina (lettere, testimonianze, stoffe intrise del sangue delle stimmate) il tutto è stato raccolto dal prete don Giulio Borsini (1931/2024), nipote della mistica, dedicatosi con impegno a mantenerne vivo il ricordo pubblicando nel 2002 il libro “Ester Moriconi la Santarella di Montelupone” più volte ristampato negli anni successivi e praticamente andato a ruba, fonte principale per il presente articolo. Con la costituzione di un Comitato per supportare don Giulio, coordinato ancora oggi da un nipote di Esterina, il signor Gianni Zamirato, è stata integrata la documentazione e organizzata in ben 30 fascicoli, consegnata nel 2015 alla curia arcivescovile di Macerata al fine di richiedere ufficialmente la riapertura della causa di beatificazione – più volte tentata in precedenza ma non andata a buon fine – con la pratica tuttora in corso.
La ricorrenza – Grazie al lavoro certosino di ricerca in tutti gli archivi possibili, incluso l’archivio segreto Vaticano, si contano oltre 1500 lettere (pensate che per la pratica di beatificazione di Padre Pio, oggi San Pio, ne furono presentate 200). Nel tempo i mezzi d’informazione si sono più volte interessati a Esterina con video e articoli, rintracciabili facilmente in rete. Quest’anno è una ricorrenza speciale: il 6 settembre 2025 saranno 150 anni dalla nascita della Santarella di Montelupone, ci auguriamo che la cittadinanza e le Istituzioni rinnovino l’interesse a farne conoscere la storia e a sollecitare la causa di beatificazione. Una cosa che possiamo fare tutti, e sicuramente lei apprezzerebbe, anzi apprezzerà ovunque ella sia, è invocarla, ricordarla con una preghiera, magari recandosi al cimitero dove è presente un libro per fissarne le parole.
Nota della redazione – Nei prossimi numeri de La rucola (poi sul sito) saranno pubblicati tutti i dettagli del materiale raccolto per la pratica di beatificazione, decisamente suggestivi e interessanti.
Simonetta Borgiani
30 marzo 2025