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Per assurdo una proposta da prendere sul serio… o quasi.

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Come evitare l’emigrazione degli italiani senza danneggiare l’accoglienza
paolo imbarcadero ancona

La nave Italia affonda e i topi cercano di scappare, è questa una metafora che ben si addice a quello che sta accadendo nel nostro Paese. Nel 2016 sono “scappati” dall’Italia 107.000 cittadini, di cui oltre la metà costituita da giovani in cerca di lavoro e di un futuro dignitoso all’estero.

L’immane catastrofe
Nonostante gli editti trionfalistici dei nostri governanti, l’Italia giorno dopo giorno affonda; ciò è purtroppo dimostrato dai continui suicidi di imprenditori e pensionati che non ce la fanno più a pagare tasse, bollette, affitti e multe. Ogni giorno chiudono centinaia di attività commerciali e migliaia di giovani, anche quarantenni, restano a casa dei propri genitori perché senza lavoro. Oltre a questo una catastrofe immane continua ad abbattersi sulle nostre coste nell’indifferenza della nostra “Comunità Europea” che ha chiuso le frontiere a migranti e clandestini, lasciandoceli tutti a noi.

La proposta
Come possiamo pensare di uscire da questa crisi profonda? Ecco la soluzione su suggerimento dal nostro corrispondente  Enzo Mannello, una proposta  rivoluzionaria: dopo “Mare Nostrum” sarà da approvare il progetto “Mare Eorum” riservato agli italiani.

Il programma

Visto che milioni di connazionali versano in gravissime difficoltà economiche “sotto la soglia di povertà”, che centinaia di migliaia sono sull’orlo della disperazione e non trovano più come arrangiarsi, che decine di migliaia dormono per strada, in auto rottamate, stazioni, edifici abbandonati ed altro (senza essere barboni volontari) e che a centinaia di suicidano perché oramai giunti al capolinea, visto tutto questo organizziamo qualcosa che possa richiamare davvero l’interesse dello stato. Iniziando dai più disperati, si creino punti di raccolta nelle isole (Pantelleria potrebbe andar bene, per non disturbare più Lampedusa invasa da profughi stranieri) e lungo alcune spiagge fornite di appositi porticcioli. Lì convergano, dopo viaggi “della speranza” lungo la penisola, le frotte di disperati nostrani pronte a tutto pur di sopravvivere. E dagli appositi imbarcaderi vengano fatti partire a bordo di pescherecci in disuso, gommoni e yacht sequestrati alla mafia per il mare aperto… in direzione Siria (così, tanto per dare una indicazione come un’altra). 

 

Il rientro in “Patria”

Giunti in alto mare,  va bene pure appena fuori dalle acque territoriali, personale specializzato della Marina (o volontari di  ONG preposte) dovrebbe raccogliere il segnale di SOS affinché quei disperati vengano tratti in salvo dai flutti e riportati in Patria (?), dove premurosamente potrebbero trovare accoglienza in qualche struttura (per anni) provvisoria. Con consegna pure di una diaria giornaliera (non granché ma sempre maggiore del nulla che ricevevano prima).

 

“Prendere due piccioni con una fava” o “salvare capra e cavoli”

In questo modo si potrebbe così fermare l’esodo dei nostri giovani che non hanno altra scelta se non quella di “espatriare” all’estero e al tempo stesso continuare a foraggiare le “cooperative dell’accoglienza e dell’assistenza” che campano sui sussidi statali. 

Questa la nostra proposta verrà avanzata al Governo Gentiloni per “salvare capra e cavoli” e trattenere la gioventù italica  in Patria. 

Paolo D’Arpini – European Consumers Tuscia

10 ottobre 2017

 

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