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Un commento sulle recenti scoperte a Villamagna

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Dall’archeologia ai risvolti economici passando per la cucina della nostra civiltà contadina
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Da sempre attenta alla storia, all’archeologia e con la propensione a vedere le cose alla Sherlock Holmes, La rucola già tempo fa ci deliziò con un filmato sulla scoperta della villa di Villamagna ed è dell’altro giorno la storia di questa importante scoperta: una villa rurale romana di grande dimensione posta su di altura strategica. Se i mosaici e i muri con tracce di affresco sono giunti fino a noi, oltre cisterne, colonne e altro materiali archeologico di cui non sappiamo ancora, vuol dire che chi fece costruire questa villa rurale era un personaggio importante politicamente, ricco e in vista nella società d’allora. Fino a poco tempo fa sembrava che il Piceno fosse un luogo privo di interesse. Poi, il professor Giovanni Carnevale, con Carlo Magno e la sua Aquisgrana in quel di San Claudio, dette la stura a ipotesi sempre più rivoluzionarie, riprese e ampliate da altri appassionati muniti di laurea idonea, come Medardo Arduino.   

Mi piace commentare questa notizia interessantissima, sia per la portata storica e archeologica, sia perché è stata fatta dai nostri archeologi dell’UNIMC, sia perché ha fatto lavorare delle maestranze esperte. Soprattutto, mi piace vedere i risvolti a fini turistici.
La Storia e l’Archeologia ci permettono di vedere da dove veniamo ma le scoperte dovrebbero, andando oltre la dialettica, avere il fine di  stimolare il turismo che porterebbe una ricaduta di benefici economici su tutto il territorio interessato e in più ambiti, dalla ristorazione alle produzioni locali.
I reperti non dovrebbero rimanere chiusi nelle casse ma dovrebbero essere esposti al pubblico. Quale pubblico? Ovviamente, in questo caso, quello dell’Abbazia di Fiastra, in quanto la villa scoperta è sul territorio della benemerita Fondazione Giustiniani Bandini.

Se non traducessimo questo settore storico e archeologico in una realtà socio-economica, la politica continuerebbe a rimanere indifferente all’attività archeologica e continuerebbe a lesinare fondi, come se fosse l’ultima cosa da finanziare.
Se ne è parlato all’Università di Camerino in una recente Giornata di Studio sui risultati del Progetto di Ricerca Picenum Heritage, di cui La rucola ha già fornito un ampio report. Tra l’altro, interessante è stata la scoperta che negli alzati verticali dell’Annunziata a Montecosaro, di San Claudio a Corridonia e di Santa Croce a S. Elpidio a Mare, risulterebbe essere stato usato un modulo comune nelle progettazioni, mentre si potrebbe evidenziare il “piede” bizantino come misura dei mattoni utilizzati… Cosa significa? Significa che la Storia delle tre chiese verrebbe spostata di 300 anni addietro, come ha giustamente precisato il direttore de La rucola Fernando Pallocchini, con tutto quel che ne consegue, cioè una rivisitazione storica dell’alto medioevo.
Riguardo poi all’accoglienza turistica, segnatamente quella della ristorazione, i visitatori che si recano nei ristoranti non dovrebbero trovare ciò che mangerebbero nei loro luoghi di provenienza ma dovrebbero scoprire e gustare anche i piatti della nostra civiltà contadina e medievale. È ciò di cui abbiamo discusso con Silvano Scalzini nel suo “Picciolo di Rame” al Castello di Vestignano, nei pressi di Caldarola, dove lui propone, appunto, le cucine tipiche della nostra civiltà contadina e dove ritorneremo presto per completare sul campo, pardon, a tavola, la nostra cultura in materia.

Giorgio Rapanelli

“Il picciolo di rame” – interno

14 luglio 2017

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