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La storia vera di Banca delle Marche – XXV puntata

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Da Camerino a Jesi: sintesi storica di un’azienda di credito ormai leggenda di Carlo Capodaglio
massimo bianconi

Siamo alla penultima puntata di questa storia, nel momento in cui fa la sua apparizione il “personaggio finale”, quel Massimo Bianconi che condurrà la Banca alla rovina, una puntata in cui si parla apertamente di massoneria.

 

La fine: casualità o errore?

Nel frattempo, ogni tanto si vede in banca un personaggio misterioso, che molti dicono essere il prossimo direttore generale; non ho quasi alcun rapporto con lui, che preferisce la relazione con un funzionario pesarese. Saprò dopo che questo collega è andato spesso a prenderlo e a riportarlo alla sua residenza, per portarlo a parlare con il presidente, a cui tale collega fa anche il segretario particolare, e tutto ciò ovviamente a mia insaputa. Questo misterioso personaggio si chiama Massimo Bianconi e informandomi sul suo conto scopro che non ha una buona fama ed è noto soprattutto perché le ultime banche in cui è stato sono tutte scomparse, vendute a terzi o incorporate in altre aziende. Comunico tali notizie ad alcuni colleghi, ma non sembrano impressionati più di tanto, anzi qualcuno lo definirà in seguito “il miglior direttore che abbiamo avuto!”; altri invece, anni dopo, alla conclusione della vicenda, mi chiesero con meraviglia come mai io avessi saputo la verità su tale personaggio. Replico di non aver avuto informatori segreti né di essere più furbo di altri: le notizie erano su molti giornali, alla portata di tutti, e allora la domanda da farsi era un’altra “come mai, pur sapendo chi era, è stato scelto?”  È il settimo direttore generale con cui collaboro, dopo Alessandrelli, Panzacchi, Cioli f.f., Emidi, Piazza Spessa e Costantini, mentre per i presidenti sono a nove (Cingolani, Guzzini, Sartori f.f., Cecchi, Sposetti, Pagnanelli, Cesarini, Brusciotti e Perini): una varietà considerevole, forse unica, che mi consente di fare confronti ed esprimere giudizi. Ma è anche il primo che non mi suscita simpatia o interesse: certo, si potrebbe dire “con il senno di poi…”, ma non è così, accade sin dal primo momento e i colleghi con cui ho più stretti rapporti lo sanno benissimo e sin da subito.

 

Massoneria

Mentre sta avvenendo il cambio del direttore, sul “Il Picchio”, la rivista dell’Associazione CARIMA, ente che raccoglie i dipendenti e gli ex-dipendenti della banca, principalmente di origine maceratese, pubblico un articolo sulla massoneria, mettendo a confronto le affermazioni degli statuti massonici e i comportamenti contraddittori di alcuni massoni, compresi quelli presenti in banca negli organi amministrativi e di governo. Costantini lo ha letto per primo e lo ha trovato corretto e neutrale, confermandomi la possibilità della sua pubblicazione, che invece suscita un vero e proprio scandalo, non solo tra i massoni, ma anche tra i colleghi e soprattutto gli amministratori, soprattutto il vicepresidente Costa, forse perché raccontavo che la loggia massonica maceratese sciolta nel 1924 dai fascisti aveva sede nel palazzo Costa in piazza Oberdan. Obietto che non ho nulla contro la massoneria, se non altro per rispetto dei miei familiari che ne hanno fatto parte per almeno tre generazioni, ma ho invece qualcosa da dire su alcuni massoni e sul loro comportamento. Tuttavia, in una delle prime riunioni del nuovo direttore generale con tutti i dirigenti, in cui ognuno espone le competenze del proprio ufficio e l’attività svolta, giunto a me Bianconi afferma “Lei ha un’ottima reputazione in banca, ma scrive un po’ troppo!”; con una prontezza che non è per me usuale replico “Lei invece direttore per me ha due grossi difetti!” e alla sua reazione meravigliata continuo “il primo è che dopo sei direttori generali, è il primo più giovane di me; il secondo è che sarà anche l’ultimo!”. I colleghi mi guardano sorpresi, ma li ammonisco ad aver fiducia e a non attendere molto tempo: passeranno solo sei mesi prima che mi arrivi la proposta di cessazione incentivata del rapporto di lavoro, che accoglierò volentieri perché ho 34 anni di servizio, ma 39 di contribuzioni, sono ormai stanco e non più in sintonia con un’azienda che è sempre meno la “mia”: CARIMA è ormai lontana e dimenticata, non ho nessun rimpianto e il 10 aprile 2005 lascio definitivamente la banca. Credo che sia stato il momento migliore; molti colleghi sostengono che Bianconi abbia distinto tra coloro a cui poteva e coloro a cui non poteva chiedere tutto, liberandosi poi di questi ultimi. Non so quale sia la verità, ma sono contento che sia andata così per me, molto meno per l’azienda, dopo 170 anni di presenza nel territorio marchigiano.

10 luglio 20217

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