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Montolmo e la Repubblica Romana, consiglio comunale di guerra del 1849

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Di fronte alla forza delle armi poterono solo opporre quella degli ideali
Melchiorre Fontana assalto dei francesi a Roma nel 1849-ca.1860

Correva l’anno 1848 e il giorno 24 novembre, a causa dei disordini, Pio IX fugge di nascosto da Roma e si rifugia nella fortezza napoletana di Gaeta. Il 5 febbraio 1849 l’Assemblea costituente proclama la Repubblica Romana ma ben presto, dopo la sconfitta piemontese del 23 marzo a Novara, si profila l’intervento delle potenze straniere a difesa del Papa. I francesi il 22 aprile sbarcano a Civitavecchia con un contingente di circa 7.000 uomini al comando del generale Oudinot; la Repubblica Romana  dovendo prepararsi al peggio aveva nominato il mese prima un triumvirato con pieni poteri nelle persone di Mameli, Armellni e Saffi. Il 28 aprile dell’anno 1849 il Consiglio comunale di Mont’Olmo (Corridonia), sotto la Repubblica Romana, sollecitato con urgenza dal presidente provinciale, tiene nel Palazzo Comunale in nome di Dio e del Popolo una infuocata adunanza. La magistratura è compo sta da Gio.Batta Ugolini priore, e dagli anziani Gio.Batta Natali e Antonio Franchillucci. I consiglieri presenti sono: Alessio Calzecchi, Francesco Castellani, Antonio Rinaldini, Domenico Nobili e Francesco Ciarulli; gli assenti, la maggioranza, Luigi Nobili Tarquini, Filippo Ciccioli, Carlo Procaccini, Antonio De Angelis, Luigi Spagnoli, Carlo Firmani, Antonio Clemente Ugolini, Carlo Bartolazzi, Luigi Forti, Luigi Vico, Vincenzo Maria Duranti, Modesto Cacciurri, Giuseppe Blasi, Domenico Tentella, Militone Orsetti, Girolamo Bartolazzi, Filippo Bartolazzi e Benedetto Ugolini. Si annota nel verbale che i deputati ecclesiastici nonostante convocati non si siano presentati. I consiglieri mancanti probabilmente erano per la maggior parte di fede papalina; mi permetto di far notare il mio trisavolo e quasi omonimo Modesto Cacciurri e Carlo Procaccini, padre del famoso mazziniano Concetto Procaccini. Il consiglio è presieduto dal governatore avvocato Pietro D. Giorgi. Il triunvirato aveva con circolare del 24 aprile 1849 avvertito il presidente provinciale che un’avanguardia di una divisione francese era nei pressi del porto di Civitavecchia, che di conseguenza si apprestava alla difesa. Si invitava pertanto il Consiglio a protestare solennemente contro di una tale inattesa aggressione. Il consultore Francesco Castellani non poteva far altro che esprimere la sua incredulità sul fatto che la gloriosa Repubblica Francese, patria di libertà, si disponesse a opprimere i popoli, e concludeva proponendo che alla forza venga risposto colla forza. Dopo di che per acclamazione i cittadini congregati approvarono per unanime sentimento la proposizione del Consultore Castellani, avendo tutti dichiarato di voler firmare il presente Verbale, legalizzato dal segretario comunale Antonio Casini. Due giorni, dopo al primo assalto alle mure di Roma, i francesi vengono respinti dalla Guardia Nazionale e fuggono precipitosamente dopo la sortita di Garibaldi che con i suoi uomini attacca ferocemente alla baionetta gli assalitori. Del seguito purtroppo tutti conosciamo le vicende: il 3 luglio del 1849 i francesi entrano in Roma decretando la fine della Repubblica. Ci rimane comunque questo sincero atto di protesta dei montolmesi che di fronte alla forza delle armi poterono solo opporre quella degli ideali.

Modestino Cacciurri

4 luglio 2017

 

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