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La storia vera di Banca delle Marche – XXIV puntata

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Da Camerino a Jesi: sintesi storica di un’azienda di credito ormai leggenda di Carlo Capodaglio
banca marche

Siamo arrivati alla terz’ultima puntata, nel momento in cui la banca raggiunge il suo momento migliore, il punto dal quale inizierà il declino, preludio di una fine poco gloriosa, che vedremo nelle ultime due puntate.

 

Il momento migliore e l’inizio della fine

Continua intanto l’espansione della banca, con la frenetica apertura di nuovi sportelli, anche in zone nuove o comunque di insediamento non tradizionale: Abruzzo, Molise, Umbria, Emilia Romagna, ma soprattutto Roma che arriverà ad avere una trentina di filiali. Il nuovo Direttore generale è Alberto Costantini proveniente da una banca popolare della Lombardia e che prende posto, in attesa che si liberi l’ufficio del direttore generale, in un ufficio in fondo al corridoio della presidenza, dalla parte opposta del mio. Spesso mi chiama per avere notizie sull’organizzazione aziendale e sulle prassi operative e più volte capita che alla sua domanda “Perché non si fa così” io risponda frasi del tipo “Veramente in CARIMA facevamo così, ma poi con la fusione…”, finché un giorno sbotta un “Mi spiega perché tutte le cose buone di questa banca proven-gono da CARIMA?” a cui replico scherzosamente “Direttore, perché stamattina mi vuole far arrabbiare?” Nell’ultimo consiglio di amministrazione del 1999 (prenderà ufficialmente l’incarico di direttore il 1° gennaio seguente) presenta il suo progetto per la banca e mi consegna un foglio che mi prega “maliziosamente” di distribuire solo dopo l’illustrazione generale. La sua relazione incontra unanimemente un accoglimento favorevole, quasi entusiastico, poi, mentre il consiglio fa una pausa, ne approfitto per distribuire il famoso foglietto con l’indicazione dei responsabili di servizi e uffici; dopo qualche istante, ci sono tre capannelli (jesini, pesaresi e maceratesi) che commentano, o meglio criticano, le scelte, fino a poco prima osannate da tutti. Comincia con Costantini un rapporto cordiale e di reciproca stima, che dura inalterato tuttora: io gli riconosco il coraggio di aver affermato pubblicamente, al termine della sua esposizione e non solo, che tutta la sua vita, anche lavorativa, è stata ispirata alla dottrina cattolica e alla venerazione della Madonna, la cui immagine tiene sulla scrivania; lui scherza con la mia laicità e, quando vuole, bontà sua, conoscere la mia opinione, me la chiede esordendo ironicamente con “Lei che è ateo, che ne pensa di…”. Costantini è un personaggio aziendalmente molto preparato e la sua origine estranea lo mette in grado di vedere nitidamente il quadro della banca, senza condizionamenti, e quindi inizia con decisione un programma di ristrutturazione e ammodernamento. Riconosco nei suoi confronti di non essere obiettivo, per la particolarità del nostro rapporto umano e professionale; inoltre è un appassionato di tennis e anche questo contribuisce a rafforzare i nostri legami. Un giorno, al termine di una conversazione di lavoro in preparazione del consiglio di amministrazione, mi chiede: “Lei che grado ha?”, alla mia risposta che sono funzionario di II grado da ormai  molti  anni, bofonchia tra se e se un “che farabutti!” e un paio di riunioni consiliari dopo porta la proposta della mia promozione a funzionario di I grado e dell’assegnazione di una somma “ad personam” per le mie mansioni di segretario degli organi collegiali. Ma il suo compito principale di stabilizzare la banca e le sue strutture appare ad alcuni piuttosto riduttivo, tanto che finirebbe per rallentare lo sviluppo ulteriore della presenza della Banca delle Marche nel territorio dell’Italia centrale. Intanto la presidenza è cambiata e dopo un maceratese, un pesarese e un altro maceratese, stavolta tocca a uno jesino, in virtù del patto di sindacato tra le tre fondazioni proprietarie che ha innovato la previsione iniziale, che prevedeva per la fondazione jesina solo il posto da vicepresidente, con l’alternanza maceratese – pesarese alla presidenza. Nella primavera dell’anno 2004 Costantini mi annuncia che sta per andarsene e i suoi fedelissimi della segreteria lo salutano con una cena cordiale, ma anche piena di malinconia: termina un periodo esaltante e professionalmente stimolante e per qualcuno di noi si prospetta anche il tramonto.

alberto costantini

3 luglio 2017

 

 

 

 

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