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Il rosso fiore della violenza, XXXVI puntata

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di Matteo Ricucci
giuramento polizia di stato

 

“Ragazzi permettetemi di chiamarvi, ‘figli miei’, perché ciò siete stati nella realtà, durante tutto il tempo del corso – Esordì l’anziano ufficiale con tono di voce commosso – come un padre giusto ho cercato di frenare il vostro entusiasmo e la vostra giovanile irrequietezza; come un padre premuroso ho stimolato le vostre latenti capacità di applicazione al lavoro e alla disciplina; qualche volta ho anche punito, ma, credetemi, a malincuore. So bene che molti di voi non sono qui per vocazione ma costretti dalle necessità della vita a cercare un lavoro che altrimenti non avrebbero scelto. A costoro io dico che ogni lavoro, se onestamente svolto, dà sempre i suoi frutti e le sue soddisfazioni. Se qualcuno, nonostante la mia esortazione, alla fine del corso, vorrà comunque lasciarci, è mio sincero desiderio che abbia di noi tutti sempre un grato ricordo. Oggi affermo, davanti ai vostri parenti e amici, che voi tutti lo avete portato a termine, con dignità e profitto. Il futuro, nemmeno tanto lontano, vi farà partecipare agli onori e alle fatiche d’appartenere alle forze di polizia dello Stato Italiano. Cedetemi, non sarà una vita facile, ma oggi purtroppo niente è facile e per nessuno, militare o civile che sia. Noi però sappiamo con chiarezza che il nostro lavoro e i nostri sacrifici saranno utili alla nostra Società la quale, anche se a volte è arduo rendersene conto, è, per questo, molto grata. Questa gratitudine dovrà essere il vostro premio più ambito. Non ascoltate le cassandre del disordine e dell’anarchia: dalla notte dei tempi il Male cerca di sradicare dal cuore degli uomini il senso della giustizia e dell’ordine. Il vostro compito preminente sarà quello di opporvi con tutte le vostre forze e io sono convinto che ciò voi sempre farete! Tra pochi giorni sarete, per la prima volta, utilizzati in una esercitazione pratica: comportatevi bene e fatevi onore! Ora correte tra le braccia dei vostri cari”. Un potente urlo di gioia scaturì dai loro petti e ognuno partì a razzo alla ricerca dei propri parenti. Mario restò solo al centro della piazza e, per un istante, provò un senso d’invidia per Michele il quale era festeggiato da tutta la sua famiglia che gli aveva perdonato la fuga da casa e l’arruolamento. Egli, lentamente, si avviò verso la caserma per andare a impiegare il tempo che lo separava dal pranzo a scrivere ai suoi cari. Lo raggiunse l’Istruttore: “Allievo La Torre, il Colonnello ti vuole parlare. Ti aspetta nel suo ufficio”. – “Grazie, ci vado subito”. – “Allievo La Torre, mi dispiace che tu sia solo in un giorno come questo”. Aggiunse l’Istruttore tendendogli una mano. “Dispiace anche a me, la ringrazio comunque per il suo interessamento”. E gli strinse la mano con gratitudine. Mario si avviò verso l’ufficio del Colonnello. Questi appena lo vide, gli andò incontro con un sorriso e, dopo il saluto di rito, si strinsero la mano. “Mettiti comodo allievo La Torre. Un po’ triste, eh? Ti comprendo anch’io, purtroppo, quando avevo la tua età, sono rimasto orfano dei genitori e sono stato costretto d’allora in poi a trascorrere da solo in collegio tutte le feste. Ricordo che avevo talmente bisogno di compagnia che adottai ogni tipo di bestioline che riuscivo a catturare. A volte mi scoprivo a parlare con i miei genitori come se fossero realmente presenti. Bah! Non ci pensiamo più. Bando alle malinconie in un giorno di festa come questo. Il motivo per cui ti ho convocato è che oggi ti voglio a pranzo al mio tavolo”. – “Non è il caso Signor Colonnello che si disturbi per me”. Rispose con timidezza Mario che era rosso come un peperone. “Nessun disturbo, è un vero piacere per me, anche perché ho un debito nei tuoi confronti”. – “Signor Colonnello, se lei mi permette, lei non ha alcun debito al mio riguardo”. – “Non ti ho concesso il permesso, come ti avevo promesso. Spero che tu comprenda che non potevo far parzialità per il fattaccio della pizzeria”. – “Certamente, Signor Colonnello, lei non poteva agire diversamente”. – “Comunque posso assicurarti che sabato prossimo, dopo l’esercitazione pratica, potrai correre tra le braccia dei tuoi cari”. La ringrazio per la bella notizia, Signor Colonnello! Posso comunicarla alla mia fidanzata e a mio padre?” – “Certamente. Allora siamo intesi, ti aspetto al mio tavolo. Intanto vai a farti una passeggiata in città”. – “Grazie, Signor Colonnello, grazie di tutto!” Disse uscendo a precipizio dall’ufficio.                                          continua

24 giugno 2017

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