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La storia vera di Banca delle Marche – XX puntata

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Da Camerino a Jesi: sintesi storica di un’azienda di credito ormai leggenda, di Carlo Capodaglio
toro seduto

L’unione tra gli Istituti va avanti tra incompatibilità informatiche, con il “nemico” maceratese al quale viene affibbiato un soprannome…

 

Incompatibilità

Comunque la convivenza procede tra alti e bassi, con stridenti contrasti nelle modalità operative che portano a risultati spesso assurdi. Qualche esempio: i maceratesi usano “Word” per la redazione delle deliberazioni, mentre i pesaresi usano “Works”, con problemi di compatibilità al momento della stesura del verbale! Mi incaponisco nel cercare di spiegare che il lavoro deve tener conto della destinazione dei testi e che ciò che appare corretto sul foglio A4 (magari con un ritorno a capo manuale al termine di ogni riga!) non lo è altrettanto nel verbale stampato su foglio A3, dove il ritorno a capo capita a metà riga! Ci vorranno mesi e mesi prima di arrivare a una uniformità accettabile e nel frattempo… ampio lavoro, mio e di Adelaide, per le correzioni dei testi. E ancora: chi segue gli abbonamenti ai giornali e alle riviste usa conservare la corrispondenza in ordine cronologico, anziché per testata come fatto fino ad allora. Ogni volta che bisogna cercare qualcosa, si svuota uno scatolone e si inizia a sfogliare un bel mucchio di fogli in ordine sparso; ed è così che ci capita di pagare due volte gli abbonamenti alla Gazzetta ufficiale!

 

“Ta-Tanka I-Yotank”

Scopro pure che i pesaresi mi hanno affibbiato il soprannome di “Ta-Tanka I-Yotank”, il “Toro seduto” della tribù Sioux, perché, non coinvolto dal mio capo nella gestione del servizio, passo quasi tutto il tempo nel mio ufficio, decentrato rispetto agli altri, che non si sognano neppure di venire da me, il nemico maceratese! Rispetto a Macerata il mio impegno è nettamente diminuito e ora esco tranquillamente in orario, anche  perché l’autobus parte alle 17:30 e, pur con la fermata vicino, occorre affrettarsi. Il collega pesarese di cui abbiamo già detto, evidentemente non allineato con gli altri, è tuttavia affascinato dal misterioso lavoro che si svolge nel mio ufficio e dei lunghi colloqui che con me avevano le colleghe maceratesi e si chiede il perché; un bel giorno, racconta lui, si fa coraggio e viene da me, iniziando un rapporto, sia professionale sia umano, franco e cordiale, rafforzato dalla conoscenza reciproca sviluppata anche durante la pausa del pranzo, soprattutto dopo il trasferimento a Jesi.

 

Ricomincio da due!

Nella nuova organizzazione della direzione generale, il presidente mi chiese di fargli da segretario, a capo di un ufficio che si chiama “Segreteria di presidenza e relazioni esterne”, di cui per il momento faccio parte solo io, ma che a Jesi si avvarrà anche della collaborazione di Giovanni Filosa e di Paola Badiali. Accetto ovviamente, anche se al presidente faccio presente che tutto ciò mi costerà in qualche modo, perché diverrò il parafulmine delle tensioni tra lui e il direttore generale; le sue rassicurazioni non mi convincono più di tanto e il futuro mi darà ragione! Di tanto in tanto torno a partecipare alle riunioni di consiglio e di comitato, soprattutto quando si svolgono di sabato (perché il capo servizio di sabato non lavora!), ma non c’è tra noi alcuna sinergia professionale, che viene notata e rimproverata anche dal direttore generale, al quale faccio tuttavia notare che il capo non sono io e quindi non spetta a me organizzare e distribuire il lavoro!

5 giugno 2017

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