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Il decalogo dell’igiene dell’operaio: vecchio ma attuale

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Da una rilettura del settimanale (1908) “La Provincia maceratese” di Simonetta Borgiani
decalogo

Scorrendo un vecchio numero (febbraio 1908) del settimanale socialista “La Provincia Maceratese” ci siamo imbattuti in un curioso articolo in cui è riportato il decalogo dell’igiene dell’operaio, che qui sotto trascriviamo integralmente:

 

1 – Quando ti alzi al mattino, apri le finestre della tua stanza; lavati – non risparmiare acqua. La pulizia del corpo dà vigore e salute.

2 – Non lavorare sino alla stanchezza, ma evita anche di essere lento ed ozioso. La fatica estenua il corpo e lo spirito.

3 – Sii parco nel mangiare e mastica molto. Non tenere il cibo e non mangiare nel locale stesso, dove lavori.

4 – Prima di sederti a mensa, lavati con cura le mani e la bocca.

5 – Non bere liquori. Bevi del vino ma mai in eccesso. Abbi in orrore l’alcoolismo, che degrada l’individuo, toglie la salute e prepara alla famiglia la miseria e la degenerazione.

6 – Non Sciupare mai le tue forze nel piacere.

7 – Non fumare eccessivamente – non masticare tabacco e tanto meno i mozziconi di sigaro che ti vengono offerti da estranei.

8 – Un giorno per settimana riposa. Dedica questo giorno alla famiglia, alla lettura, alla passeggiata fuori dalle porte della città.

9 – Se sei malato, miserabile od alcoolista non formare famiglia. I figli non devono soffrire per colpa dei padri.

10 – Coricati presto alla sera.

 

A quei tempi era nascente l’orgoglio operaio, che toccò l’apice negli anni ‘70 del secolo scorso per cominciare poi a scemare, fino alla crisi economica di oggi, dove i vizi descritti nel decalogo sono più che mai diffusi, forse per sfuggire la realtà nascondendosi in un mondo non reale, forse nell’illusione di dimostrare un comportamento anticonvenzionale. Singolare la voce 9, che sembra una lezione di educazione civica e morale, ma essendo stata una classe politica a divulgarla, con il senno di poi è difficile considerarla una semplice frase d’epoca. Le odierne critiche ai “bamboccioni” lasciano il tempo che trovano, visto  che oggi in mancanza di quella sicurezza affettiva e soprattutto economica, che c’era allora, solo l’incoscienza può portare alla formazione di una famiglia o, figuriamoci, a procreare. Infatti, spesso, molte famiglie in questi nostri anni segnati da una profonda crisi, non solo economica, si trovano ad affrontare gravi malattie, perdita del lavoro, aumento del costo della vita e non tutte hanno un familiare pensionato su cui contare per pagare bollette, per comprare il pane e per affrontare i costi sanitari. Il refrain dei servizi sociali è: “Non abbiamo risorse!”  Però, per sostenere alcune categorie le risorse escono fuori. Così rimane difficile comprendere certi “aiuti” odierni, come a esempio quelli contenuti in certi documenti “riservati”, che circolano da qualche mese lasciando umiliati e increduli chi li legge e, soprattutto, chi li subisce. Malgrado le smentite, non si tratta di bufale (la fonte è Adnkronos), né di cattive interpretazioni: “In previsione dello sbarco dei migranti previsto per la giornata di oggi si invitano le SS.LL. (strutture ospedaliere in Sardegna) a voler provvedere a bloccare i ricoveri programmati e a dismettere i pazienti dimissibili, al fine di poter affrontare l’eventuale emergenza”.  Non si tratta di essere dei privilegiati socialmente, né di mancare di umanità verso i profughi, ma quando la nostra nazione viene letteralmente invasa da 7 milioni di immigrati in pochi anni (senza entrare qui nel merito della questione), è lo Stato che deve trovare una soluzione e non gli italiani che si devono fare da parte.

30 maggio 2017

 

 

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