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Le processionarie e la formica Rufa-Rufa

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Quando un fenomeno naturale si può combattere con la natura
processionaria

Recentemente diversi abitanti della zona di via Mancini e di via Robusti hanno segnalato al Comune di Macerata la presenza, non solo di grossi topi (ratti), ma anche, sugli alberi di resinose e anche di altri, della processionaria , termine scientifico “Thaumantopaea pityocampa”. Si tratta di un bruco che poi, raggiungendo la fase adulta, si trasforma in una farfalla notturna, molto dannosa, che divora le foglie degli alberi. La definizione processionaria deriva dal fatto che tali bruchi si dispongono in fila indiana, uno dietro l’altro, proprio a mo’ di processione. Essi costruiscono nidi a forma di sacchetto bianco tra i rami delle conifere e scendono a terra in cerca di cibo. Sono muniti di una specie di peli molto urticanti e nocivi non solo per l’uomo ma anche, e soprattutto, per i cani (addirittura letali). La processionaria, che predilige il Pinus Pinea, non rispetta chiaramente i confini di privati o quelli del Comune e divora tutto tranquillamente. Da tecnico agrario porto a conoscenza che si può porre in atto una difesa biologica efficace ricorrendo a una formica denominata Rufa-Rufa. Essa si nutre della processionaria che, nella sua metamorfosi, si espone come un bruco a divenire alimento della formica. Alcune località italiane, specie quelle del Nord, hanno già “adottato” la Rufa come sistema di attacco biologico nei propri Parchi Nazionali, per cui non resta difficile procurarsela. Chiaramente non costa nulla rispetto ad altre spese che si fanno per i pesticidi o trappole di varia natura. La formica Rufa fa tutto da sé e non ha bisogno di aiuto per inserirsi, poiché trova nella processionaria  un  alimento  congeniale. Sarebbe veramente opportuno intervenire. Macerata non deve perdere la classifica di città virtuosa conquistata dopo Bolzano. A buon intenditor poche parole!

Walter Filoni

 

12 maggio 2017

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