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L’aspettativa dopo i terremoti: sviluppo e prevenzione

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di Giulio Lattanzi
casa in legno 1

Speriamo (anche se dalle apparenze non sembrerebbe: i varchi sono presidiati, le zone “rosse” sono ancora presenti, bisogna essere accompagnati dai Vigili del Fuoco per entrare nelle case…) che la fase dell’emergenza sia sostanzialmente finita e si cominci la ricostruzione: so che la fretta è cattiva consigliera, ma è tanto forte la voglia di vedere rivivere i nostri paesi, che i ritardi, le pastoie burocratiche, le “voglie” di accentramento ci sembra ritardino all’infinito la ripresa delle nostre terre. Il turismo era (assieme con le attività artigianali e agricole, con le seconde case o con chi tornava al paese nella propria abitazione) e lo sarà ancora, la risorsa che consentiva di sopravvivere alle nostre valli: ci rimarranno nel cuore i colori e i profumi dell’autunno e della primavera, ma sappiamo (si salterà nei fatti la prossima stagione turistica) che l’estate non sarà bella così come l’abbiamo vissuta per tanti anni, comunque siamo sicuri che l’amore e l’attaccamento a questo territorio, non solo dei residenti, renderà in prospettiva queste valli di nuovo vive e vivaci. Ecco perché chiediamo allo Stato, al Parlamento, alle Regioni (i Comuni hanno dato quel che potevano), no tax aree, zone franche permanenti, investimenti per lo sviluppo delle zone terremotate e della montagna, anche perché siamo convinti che se non si impedirà un nuovo esodo dai comuni terremotati, se si ricostruiranno le case e gli edifici pubblici con moderni sistemi antisismici senza pensare al tessuto sociale e ai servizi, se non si penserà alla crescita del territorio montano, avremmo costruito un bel posto ma senza anima. Mi rendo conto che è più appariscente l’intervento emergenziale, ma è più utile (forse anche meno costoso) un progetto di prevenzione sismica e idrogeologica, che potrebbe offrire maggiore “sicurezza” ai cittadini, nuova occupazione qualificata e non, di cui abbiamo grande bisogno: basta considerare che il costo dell’attuale terremoto è  di circa 23 miliardi (questi i calcoli governativi inviati alla Ue) ai quali si aggiungono i 240 miliardi spesi dallo Stato nazionale nei decenni precedenti per la emergenza, mentre un piano di prevenzione sismica costerebbe 40 miliardi. Le carte sismiche e idrogeologiche, gli studi, ci dicono, ormai da anni, che gran parte del territorio italiano e alcuni fragili beni pubblici (tra cui scuole e case di riposo per anziani) potrebbero essere “segnati” da  eventi naturali: sappiamo che esistono a livello nazionale uffici e responsabili dotati di fondi per la prevenzione, ma non abbiamo mai visto un piano che coinvolga i cittadini, i Comuni, le Regioni. Abbiamo detto che un piano nazionale antisismico (riguarderebbe il 58% del territorio al quale si aggiungerebbe un altro 10% per possibili disastri idrogeologici) senza la previsione di un ritorno occupazionale e di sicurezza, dovrebbe spalmare, secondo me che non sono un tecnico ma un pensionato che ama e viveva nei Sibillini, con il coinvolgimento dei cittadini proprietari di immobili, un investimento di circa 40 miliardi in più anni. Sempre secondo me, come si dice, “il gioco varrebbe la candela”. È ovvio che non è possibile realizzare questo obiettivo con “finanziarie” (la precedente i terremoti stanziava per la prevenzione 180 milioni: è poco ma l’importante è iniziare) che prevedono investimenti limitati e oltretutto si deve cambiare la mentalità delle Istituzioni che finora si sono basate solo sulla emergenza. È altresì vero che non esiste nel nostro Paese la parola “convenienza”, la cultura della prevenzione, ma i terremotati che hanno subito le tragedie della natura sulla loro pelle sono i primi a sostenere la necessità di politiche di difesa, sia sismica che idrogeologica, dei territori interessati, perché sono convinti che se ci fossero state scelte in tal senso, i danni sarebbero stati inferiori, lievi o inesistenti. Non ci permettiamo di dare suggerimenti ai tecnici, ma li sproniamo a “solamente copiare” i metodi preventivi del  Giappone e della California.

12 maggio 2017

 

 

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