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Il rosso fiore della violenza, XXXIV puntata

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di Matteo Ricucci
riunione segreta

“Ciao Angela, siamo noi!” – “Grazie al cielo siete ritornati, non potevo più di questo buio. Due o tre torce elettriche brillarono all’unisono e vi fu un fuggi fuggi, tra squittii di terrore di almeno una decina di grossi ratti di fogna: le due donne si lasciarono sfuggire un urlo di raccapriccio, rifugiandosi d’istinto tra le braccia dei due uomini più vicini. Vi fu lo scoppio d’una risata generale e i più si lanciarono di corsa dietro le bestie nell’intento di fugarle. Quando la calma fu ristabilita Alberto disse: “Adesso tutti a dormire! Domani sarà una dura giornata”. Angela gli si avvicinò e gli si strinse contro: “Alberto, fammi dormire vicino a te, ho paura dei topi” – “Vieni pure, però ti prego fammi dormire: sono davvero stanco”. Lei s’infilò nel suo sacco a pelo a fianco del suo uomo, abbracciandolo con tenerezza. Stanca e snervata dalla lunga attesa del suo ritorno, sprofondò nel sonno come una bambina felice. All’alba del giorno dopo Alberto fu il primo a svegliarsi e sentendo il calore di quel giovane corpo gli si strinse contro. Egli fece scorrere una mano nella scollatura della sua camicetta e le accarezzò il seno turgido e caldo. La ragazza si svegliò con un lungo e profondo sospiro e, piacevolmente sorpresa da quelle carezze, lo abbracciò forte. La sua bocca con un gemito cercò quella d’Alberto e un bacio, lungo e rovente, suggellò il loro desiderio. L’uomo, eccitato dal trasporto, l’aiutò a spogliarsi e penetrò in lei con violenza. I gemiti e i sospiri di Angela, smorzati dal timore che gli altri potessero accorgersi del loro amplesso, scaturivano dal più profondo del suo essere. Quei dolci momenti la ripagavano di tutti gli stenti, i sacrifici e le rinunce e di tutti i pericoli che correva, vivendo quella vita d’animale braccato. Lei percepiva la sua spada di fuoco penetrarle sempre più a fondo nelle carni quasi cercasse di aprirsi un varco fino al cuore per rubarle tutto il suo amore e lasciarla alla fine vuota e rinsecchita come il guscio di un frutto proibito. Un’esplosione di luci e di colori le avvampò nel cervello e un piacere così intenso e così profondo tese il suo giovane corpo come un arco che sta per scoccare il suo dardo ai confini del mondo. Alla fine giacque stremata e senza volontà. Ripiombò in un sonno profondo da cui la svegliò Katia con un buffetto su di una guancia. “Sveglia Biancaneve, il dovere ci chiama!” Tutti i componenti del gruppo erano già seduti in circolo a confabulare tra loro: Angela, ancora un po’assonnata, s’avvicinò e si mise a sedere vicino ad Alberto che aveva mente e di non interrompermi, le domande alla fine. La nostra prossima azione sarà la più importante tra quelle portate a termine finora. Sapete già che tra otto giorni, precisamente sabato prossimo, ci sarà una manifestazione sindacale contro le ventilate intenzioni dei padroni di licenziare un gran numero di operai. Verranno delegazioni da tutte le regioni d’Italia, quindi ci sarà un mare di gente che procurerà alle forze dell’ordine un gran mucchio di problemi. Il nostro gruppo sarà aiutato da molti elementi esterni, membri di collettivi diversi, ma tutti solidali con la nostra lotta armata. Inquineremo la manifestazione con azioni di disturbo che, disorientando la polizia, faciliteranno la nostra azione. Ognuno di noi sarà dotato di bombe molotov e, a buon conto, di pistole e di mitra. Nostro compito non sarà quello di dare battaglia, ma di creare confusione e disordine, incendiando i mezzi della polizia e ogni altro mezzo che si troverà nel teatro dell’operazione. Dovremo costringere i tutori dell’ordine a perdere la testa e a sparare nel mucchio. Soltanto allora potremo anche noi usare le nostre armi e rispondere al fuoco. Lo scopo strategico di questa nostra azione sarà, l’avrete già capita, spingere i sindacati e gli operai alla rivolta. Non createvi scrupoli circa eventuali coinvolgimenti di civili, estranei alla manifestazione sindacale, anzi proprio questo rientra nei nostri piani, perché da quel momento in poi nessun cittadino, a qualsiasi livello, si dovrà sentire estraneo agli avvenimenti politici che interesseranno il nostro paese. Questa è una vera, concreta, dichiarazione di guerra a questo Stato plutocratico e corrotto. E nessuna guerra discrimina i civili dai militari: pensate ai cittadini morti a decine di migliaia durante i bombardamenti a tappeto dei quadrimotori alleati sulle nostre inermi e indifese città. Il teatro di questa nostra operazione sarà Piazza Carlo Alberto, dove il corteo si dirigerà per ascoltare i discorsi dei rappresentanti sindacali. Ecco guardate la pianta, vedete che le strade di accesso sono 4, una per ogni lato del quadrato: ognuno di noi arriverà nelle vicinanze in moto e raggiungerà la piazza a piedi mimetizzandosi tra la folla. Una volta lanciate le bombe, sganciatevi rapidamente dal teatro dell’operazione e dirigetevi verso gli sbocchi della piazza, attendendo le reazioni della polizia: se sparerà rispondete al fuoco e mirate al corpo. Siate decisi e non fatevi coinvolgere emotivamente dalle urla della gente. Appena avrete risposto al fuoco, non allontanatevi di corsa, ma, con calma e indifferenza, ritornate alle vostre moto e portatevi alla spicciolata nel nuovo covo che v’indicherò all’ultimo momento. Questa base è ormai tempo d’abbandonarla, ci siamo stati anche troppo e potrebbe essere pericoloso indugiarvi ancora. Tu Angela hai un particolare compito, questa volta, e cioè quello di portarmi la pistola in un posto particolare che ti preciserò poi, perché io, dovendo coordinare l’azione dei nostri fiancheggiatori, giungerò nella piazza del comizio a piedi, all’ultimo momento e disarmato per non correre il rischio d’essere neutralizzato dalla perquisizione di qualche agente in borghese. Mi raccomando è essenziale la coordinazione dei nostri tempi, perché dovremo allontanarci dalla piazza prima che la polizia si riorganizzi dopo il nostro attacco. Ognuno di noi al momento dell’azione calzerà un passamontagna a strisce bianche e rosse come questo che ci darà un doppio vantaggio: celare il volto e riconoscerci tra noi se qualcuno avrà bisogno del nostro aiuto. Ho finito, grazie!” Continua

12 maggio 2017

 

 

 

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