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La meteorite che cadde nel 1846 a Monte Milone

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Una storia di apparizioni, sparizioni e riapparizioni a cura di Simonetta Borgiani
meteorite montemilone 1

Quest’anno a Bologna, in occasione dell’annuale manifestazione fieristica di minerali, fossili e bijoux denominata “Bologna Mineral Show”, una esposizione tematica è stata dedicata alle meteoriti italiane. Tra queste, è stato possibile ammirare la “meteorite di Montemilone” uno degli esemplari più importanti caduti in Italia: un “ciottolo” nero del peso di 2044 grammi, il cui nome scientifico è “condrite L5 brecciata”. Ecco la sua storia. Nella mattina dell’8 maggio 1846, il cielo era nuvoloso e piovigginoso. Il mezzadro Pacifico Maccari stava lavorando la terra vicino al fiume Potenza, nei pressi di Tolentino, quando all’improvviso sentì come una forte cannonata, poi altre detonazioni tipo rullo di tamburi. Guardò verso il cielo e vide un masso sibilante cadere velocissimo, e conficcarsi nel terreno facendo schizzare pezzi di terra tutto intorno per 30 metri. Altri pezzi furono ritrovati nel raggio di 900 metri. La meteorite che fu estratta pesava circa 500 grammi, e finì in mano a monsignor Lavinio De Medici Spada. Un secondo pezzo ritrovato fu spezzato e disperso in varie mani. Un  terzo di circa  1400 grammi fu consegnato a tal signor Caccialupi di San Severino. Un quarto pezzo di 350 grammi fu raccolto da un contadino dietro una siepe, e un quinto pezzo di circa 2 chili pare fosse stato ritrovato da un colono dei padri francescani di Treia, ma questa voce non fu mai confermata… la storia ufficiale riporta che il monsignor Lavino De Medici Spada acquistò la massa di 2044 grammi e la conservò fino al 1851, quando tutta la collezione fu venduta a papa Pio IX che la donò al museo Mineralogico La Sapienza di Roma, dove oggi si trova. Ma ecco l’incongruenza: troviamo, in un volume pubblicato nel 1995 dalla Società Toscana di Scienze Naturali, un capitolo dedicato alla “Revisione e Riclassificazione della collezione di meteoriti del museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa” dove si descrive la collezione di meteoriti conservata appunto nel museo di Storia Naturale dell’ateneo, in passato classificati con grande zelo dal signor Antonio D’Achiardi che operò nel museo dal 1860 al 1903. Nell’introduzione del testo ecco cosa leggiamo: “Da questo insieme risultano attualmente mancanti i campioni  con numero d’inventario D’Achiardi 159 (Macerata, oggi riferita come Monte Milone) …(…)… Tali perdite sono comprensibili tenendo conto dei gravi danneggiamenti subiti nella seconda guerra mondiale e del periodo di scarsa attenzione per il Museo tra il dopoguerra e gli anni ’70. …(…)…Va infine osservato che le meteoriti pisane sono largamente sfuggite anche al catalogo delle meteoriti italiane di Baldanza (1965), nel quale, come unica notizia, si trova indicata la presenza di 2044 grammi della meteorite di Montemilone”.

Riepilogando in ordine cronologico i dati:

1 – monsignor Lavino De Medici Spada acquista la meteorite di 2044 grammi, probabilmente dall’ignoto colono dei frati francescani;

2 – nel 1851 papa Pio IX acquista tutta la collezione di monsignor Spada per il museo di Roma;

3 – tra il 1880 e il 1903 l’esemplare di 2044 grammi risulta essere presente nel museo di Pisa;

4 – nel 1965 risulta ancora nel museo di Pisa;

5 – nel 1995 la meteorite è sparita da Pisa;

6 – la meteorite compare nel museo di Roma.

Dopo il viaggio nello spazio la meteorite, atterrata a Pollenza-Monte Milone, ha continuato a viaggiare per l’Italia in modo alquanto misterioso.

 

Una fettina di meteorite

Presso il Museo Civico di Storia Naturale di Milano si trova un altro frammento del meteorite caduto a Monte Milone: una fetta del peso di 7,7 grammi. Molti testimoni dell’epoca asserirono  che tra la detonazione e la caduta passarono circa tre minuti (…e la caduta intercorresse il tempo che ci vuole a recitare le Laudi, espressione cui la gente del contado si vale a significare le Litanie della Santa Vergine…) e alcuni contadini dissero che le pietre poco dopo la caduta emanavano un insolito calore, tanto che un frammento non appena cadde in un fosso pieno d’acqua si ruppe in vari pezzi a causa del raffreddamento immediato.

 

06/05/2017

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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