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“Vergaro, scarpe grosse e cervello fino”

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Aiutiamo con buon cuore i contadini-allevatori, suggerisce Walter Filoni
mucca e vitellino

Grave colpa la mia, pur sapendovi colpiti dal sisma nelle vostre stalle e nelle vostre case, non ho rivolto  una parola a voi, “i contadini”.  Io che conosco vita, morte e miracoli dei contadini. Grave colpa lo riconosco. Allora vorrei farlo adesso dedicandovi  alcuni ricordi e suggerimenti.

 

Al tempo della mezzadria

Appena ventenne, neo diplomato tecnico agrario, ebbi la fortuna di avvicinare il popolo lavoratore della terra. Erano allora tutti mezzadri di cui, per l’età che avevo, assaporai il clima medievale, perché, quello della mezzadria, era uno dei contratti più elementari e semplici che potessero esistere: sostanzialmente consisteva in un “accordo” fra capitale e lavoro, il cui ricavato era diviso per due. Il “capitale” in genere spettava al proprietario, con l’impegno di favorire e migliorare le condizioni per poter aumentare il reddito, il mezzadro, invece, aveva il compito di seguire tutte quelle attività legate al lavoro della terra, compresa la cura del bestiame. Io, al centro dei due, ho spesso cercato di suggerire miglioramenti, ma sempre di difficile applicazione.

 

Esperienza di vita accanto ai contadini

Pur considerando lo stato di fatto, ero contento di stare vicino a chi lavorava la terra, perché essere “contadino” significava essere bravo conoscitore della madre terra: ovvero entrare nella vita segreta delle piante, rispettare la successione delle stagioni, svolgere i lavori da compiere, come per esempio scegliere le semine, raccogliere i prodotti e curare la  loro conservazione, essere esperti della vita degli animali, della loro alimentazione, possedere conoscenze tecniche riguardo l’allevamento, la custodia e la moltiplicazione della specie, e perfino per quanto riguarda la preparazione a tempo debito degli attrezzi, e tante altre cose che non saprei come finire a descrivere. È questa solo una sintesi del mestiere di contadino, che potreste paragonare a tanti altri mestieri artigianali e coglierne la differenza. Non nascondo di aver fatto tesoro nel tempo di quel “vergaro dalle scarpe grosse e cervello fino”. Con loro sono stato volentieri molto tempo, guadagnando ogni giorno esperienza di vita.

 

Aiutare secondo coscienza

Come ripagare questa scuola gratuita? come professionista, dovevo controllare il libretto di conto corrente, stilando rapporti scritti di guadagno e spesa tra le parti. Ma, ricordo, di non aver mai scritto in quei libretti quello che avevo fatto durante le trebbiature: concedevo infatti un quintale di grano in più a chi aveva lavorato tanto. Non ero stato autorizzato da nessuno, né avevo ricevuto richiesta. Semplicemente me lo aveva suggerito la mia coscienza, considerando questa concessione come una sorta di premio. Tutto ciò è avvenuto prima che una disposizione avesse legalizzato e mutato i guadagni, concedendo al mezzadro il tre per cento in più. Questo tipo di contratto è finito nel tempo per volontà politica.

 

Vincitore di 3 concorsi nazionali grazie ai Maestri contadini

Mi ero trovato, così, senza lavoro, seppure fossi impegnato alla selezione geno-morfofunzionale della razza bovina marchigiana. Ancora giovane allora intrapresi concorsi nazionali, tenendo per me il prezioso tesoro di quella scuola campagnola. Risultato: vincitore di tre concorsi nazionali, grazie a ciò che avevo acquisito dai miei maestri contadini. Quanta riconoscenza debbo a loro! E ora, osservando alla tv le loro case distrutte dal terremoto, le loro stalle sbriciolate, i loro animali che soffrono anche per la neve copiosa, mi sento più che mai vicino a miei amici contadini allevatori.

 

Suggerimenti ai soccorritori

Ebbene (meglio tardi che mai) mi permetto di ricordare che gli animali sono la loro vita perché esiste una forte interdipendenza e la stalla funge da vero e proprio laboratorio. Agli addetti ai lavori incaricati di soccorrerli, mi permetto di fornire alcune notizie utili ricavate da osservazioni dirette, frutto di una lunga presenza con loro. La prima necessità è costruire i fienili dove riporre il fieno ricavato dalla falciatura all’inizio delle fioriture, con un piano intermedio, solaio, ove riporre non solo il fieno ma anche patate, rape, colza, ravizzone, mele cadute a terra e quanto altro possa costituire riserva alimentare ai vari animali. Questo cumulo che sovrasta il piano terra rappresenta una coibenza per il freddo, in quanto gli animali possono all’occorrenza essere riparati al piano terra e domani, con modica spesa, trasformare la struttura in stalla. Da non dimenticare una conduttura di acqua potabile da interrare in profondità, per evitare il congelamento e ai miei cari amici regalate per il momento una casa di legno con una cucina economica alimentata a legna, carburante a loro caro. Potrei aggiungere tante altre cose in più ma non mi sento di farlo. Invito chi vuole capire le loro necessità ad assistere una bovina che dà alla luce il vitello. Credetemi, è commovente. Come la natura nella sua semplicità, dimostri premura, riflessione, gioia. Poco o nulla vi è di superiore. Aiutiamo con buon cuore i contadini allevatori, protagonisti della genuina scuola agricola.

Walter Filoni

5 maggio 2017

 

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