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Il rosso fiore della violenza XXXIII puntata

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di Matteo Ricucci
p 5 ragazza con P38

Senza tenerezza anche la passione più ardente non scrive ricordi sulla lavagna della memoria e lei di tenerezza ne aveva tanto bisogno! Su quella sua prima esperienza sessuale non tutto era chiaro: una nube strana celava i suoi atti e le sue percezioni: possibile che uno spinello avesse avuto la potenza d’un filtro magico che trascina per sentieri strani e misteriosi? E anche Katia, testimone di quell’amplesso, mai rispondeva alle sue domande su quelle sue vaghissime sensazioni, sospese tra sogno e realtà. La lontananza dal padre aveva messo in luce l’entità del suo affetto per lui, non la natura, sulla quale non aveva mai nutrito dubbi. Ne sentiva talmente la mancanza che a volte pensava di appostarsi nella vicinanza del suo palazzo, nella speranza di rivederlo, anche di sfuggita. Le veniva spontaneo mettere a confronto i soli due uomini che contavano nella sua vita. Lei scopriva con meraviglia che, scartati i difetti di ciascuno e messi insieme i pregi di entrambi, scaturiva l’uomo perfetto per il quale lei avrebbe accettato di sopportare sacrifici e privazioni, cento, mille volte maggiori di quelli che già stava soffrendo per ognuno dei due separatamente. Attendeva con ansia il ritorno di Alberto e del resto del gruppo per rompere quel cerchio di solitudine e di paura che le stringeva il cuore: aveva uno spasmodico bisogno di presenze e di voci umane. Angela aveva percepito che Alberto stava organizzando un attentato importante dalla quantità di materiale bellico che aveva accumulato, ma nessuno, fino a quel momento, si era lasciato sfuggire un benché minimo accenno con lei. Anche quell’aura di sospetto in cui era tenuta da tutti la faceva star male. Nonostante l’importanza delle missioni cui aveva partecipato e con pieno successo, lei capiva di non essere parte integrante del gruppo. L’unica persona che fino a quel momento le aveva mostrato simpatia e comprensione era Katia la quale era sempre prodiga di premure e di attenzioni e, durante le missioni, la incoraggiava con l’esempio e con la parola. Non condivideva il suo atteggiamento con gli uomini del gruppo: aveva scoperto, con meraviglia e con orrore, che lei faceva l’amore indifferentemente con l’uno o con l’altro dei ragazzi del gruppo e forse anche con più di uno nello stesso tempo. Il sospetto che anche Alberto godesse delle sue grazie, la faceva avvampare di gelosia, ma di ciò lei non aveva prove. Qualche volta le era venuta voglia di parlar con lei di quel suo disinvolto modo di comportarsi, ma se ne era astenuta perché percepiva nel suo carattere un che di eccessivamente riservato. Infatti, da quando la conosceva, non le aveva mai, nemmeno una volta, accennato ai suoi problemi personali, alla sua famiglia, ai suoi sentimenti: i soli argomenti di cui lei parlava erano i suoi ideali politici e la sua militanza nel gruppo. Angela capiva che Katia era il combattente perfetto per quella causa, perché efficiente, logica, fredda e aggressiva. Certamente godeva di una stima profonda da parte dell’intero gruppo e non solo perché lei era equamente disponibile nei confronti di tutti. Il pensiero che anche lei, prima o poi, potesse essere indotta a comportarsi come l’amica, di raggiungere il suo stesso grado di disinibizione, la terrorizzava: non poteva, non doveva accadere perché lei amava soltanto Alberto e nessun altro. Mai altro uomo al mondo avrebbe preso il suo posto nel proprio cuore. Come avrebbe potuto dimenticare tutto ciò che nutriva per lui? Tutto ciò che aveva già fatto per lui? Tutti i sacrifici e le rinunce patiti per lui? Provava solo orrore a immaginarsi tra le braccia d’un altro uomo, no, giammai! Avrebbe affrontato anche la morte, ma non una tale degradazione dei suoi sentimenti. A un certo punto percepì un rumore di passi guardinghi lungo lo scalone che menava alle cantine. Improvvisamente il suo cuore cominciò a battere furiosamente. Poteva essere chiunque, anche la polizia: tolse la sicura alla P38 e fece scorrere una pallottola in canna. Lei aveva imparato a sparare, ma non lo aveva mai fatto su bersaglio umano e questa eventualità, da sempre temuta, adesso avrebbe potuto avverarsi. Si alzò di scatto e corse verso l’accesso alle cantine. Si mise in ascolto: percepì bisbigli. Dopo un po’ riconobbe la voce di Katia che le segnalava la loro presenza e tirò un sospiro di sollievo.

(continua)

04 aprile 2017

 

 

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