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Reportage da Colfiorito: non basta il sisma, ora anche il gasdotto!

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L’unione fa la forza, è nato il “Coordinamento Nazionale No Tubo”, finalità e aderenti
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Si è tenuto a Colfiorito un incontro informativo e di coordinamento tra vari gruppi e associazioni che ha avuto per tema principale il metanodotto che taglierà in due l’Italia, da Brindisi a Minerbio, passando  lungo l’Appennino proprio nelle zone ad alto rischio sismico. Gli interventi hanno messo a nudo tutte le problematiche del progetto della Snam denominato “Rete adriatica”, fornendo anche possibili risposte ai tanti interrogativi che le persone si stanno ponendo nel post-terremoto, sia in Umbria che nelle Marche. Encomiabili, per impegno e volontà di aiutare il prossimo, i tanti giovani che hanno partecipato.

Cosa è “Rete adriatica”?

È un gasdotto che condurrà il metano dalla Turchia fino in Italia, per poi essere distribuito in altre nazioni, per cui l’Italia sarà un paese di transito sul quale graveranno tutti i pericoli derivanti dalla situazione. In particolare la zona appenninica sarà tout court “servitù di passaggio” che non beneficerà di alcun vantaggio ma, anzi, sarà oltre che deturpata pesantemente anche messa in una situazione di pericolo estremo.

Perché l’Appennino sarà deturpato?

La pipeline ha un diametro di un metro e venti centimetri, sarà interrata a 5 metri di profondità e avrà per tutta la sua lunghezza (700 km) una zona di rispetto di 40 metri dove sarà fatta “terra bruciata” sia per consentire ai macchinari la posa in opera delle tubazioni che per eventuali e successivi interventi di manutenzione: in pratica una ferita visibile su zone di interesse paesaggistico, quindi turistico. In più, lungo questa estesa e brulla striscia, ci saranno tutte le strade poste a servitù del metanodotto per consentire il pronto intervento dei mezzi per le assistenze alla struttura, che non è solo conduttura ma è composta pure dalle centrali di pompaggio.

Perché ci sarà pericolo?

Il progetto “Rete adriatica” prevede l’attraversamento di zone ad alto rischio sismico, come i terremoti che si sono recentemente succeduti per mesi con estrema violenza hanno dimostrato distruggendo interi paesi. Basti pensare che da agosto a oggi ci sono state più di 61mila scosse e la pipeline attraverserà “precisa” ben 30 Comuni segnalati a “rischio sismico 1” e “rischio sismico 2”, con il percorso che passerà letteralmente tra le case di alcune frazioni. Significativa l’esplosione di un gasdotto di piccole dimensioni a Sestino, che ha illuminato la notte a giorno, impegnato i Vigili del Fuoco per lungo tempo e scavando una profonda voragine. Non è stato l’unico caso:

15/1/2004 causa frana esplode gasdotto Snam a Montecifone (Molise);

11/2/2010 causa smottamento esplode condotta Snam a Tarsia (Calabria);

18/1/2012 durante una manutenzione c’è una esplosione a Tresana (Toscana);

20/7/2013 causa frana esplode metanodotto a Sciara (Sicilia);

10/12/2014 c’è un incendio nella centrale gas metano Snam presso Ravenna;

6/3/2015 esplode la condotto a Mutigliano (Abruzzo);

9/5/2015 esplode il metanodotto Snam a Roncade (Veneto);

20/11/2015 per cedimento strutturale c’è l’esplosione di Sestino di cui abbiamo scritto sopra.

Il geologo Francesco Aucone

Davvero esauriente e chiara la relazione del geologo Francesco Aucone che ha spiegato come si generano i terremoti, che nella fascia appenninica danno luogo a meccanismi di tre tipi: distensivi, compressivi e trascorrenti, questi ultimi addirittura perpendicolari al metanodotto. Nelle zone interessate al passaggio della linea Snam si verificano eventi sismici maggiori della magnitudine 5.8 ogni 10 anni, per cui il gasdotto sarà soggetto in continuo alle fagliazioni. C’è da dire che le normative vigenti non aiutano perché non sono sufficientemente aggiornate e la Snam, pur essendo l’impianto in “classe IV” (massima sicurezza costruttiva), nella preparazione del progetto ha avuto un approccio semplificato, senza condurre indagini geofisiche né sulle fagliazioni ma basandosi solo su indagini bibliografiche, che secondo il geologo non sono attendibili in quanto documentano solo gli ultimi 1000 anni. Domanda: “Cosa accadrebbe alla tubazione se fosse posta su un terreno cosiddetto “liquefacibile”?  A significare che inghiotte quanto posto su di esso, vedi i palazzi a Camerino.

Domande senza risposte certe

Un esempio per quanto riguarda le norme sulla distanza di sicurezza per un gasdotto (deve stare a 30 metri da abitazione; 100 metri da luogo di aggregazione –cinema, teatro, chiesa ecc): a Mutigliano lo scoppio di un tubo da 60 cm ha causato un cratere di 104 metri. Quella stessa distanza di sicurezza è sufficiente per una tubazione da 120 cm di diametro, che rispetto all’altra ha un potenziale esplosivo ben più alto del doppio?   Resisterà la pipeline alle frane (a Pietralunga, in Umbria, ce n’è stata una che ha interessato 15 ettari di territorio)? A chi giova la costruzione della “Rete adriatica”? Non all’Italia dove il consumo di gas metano è diminuito. Magari fa comodo alla Snam che poi ce la farà pagare sulle bollette spalmando il costo (3,8 miliardi di euro) su tutti gli utenti italiani? O alle nazioni estere, per cui l’Italia sarà solo un paese di transito e di stoccaggio? Sicuramente va a beneficio delle multinazionali che guardano solo ai loro interessi non curandosi né dei danni prodotti ai territori e alle persone, complice una certa politica asservita e prona. Perché tanti “sfollati” senza speranza di un ritorno certo ed entro tempi ragionevoli nei loro paesi? Perché non ci sono certezze nella ricostruzione? C’entrerà qualcosa la “Rete adriatica” alla quale potrebbe far comodo un territorio montano distrutto e spopolato? Un film del 1966 titolava: “Quién sabe?”

L’unione fa la forza

Al termine della riunione i gruppi partecipanti hanno ritenuto necessario costituirsi come “Coordinamento Nazionale No Tubo”, le cui finalità saranno:

1 – amplificare l’informazione utilizzando i canali della stampa, di internet e dei social network;

2 – organizzare assemblee per informare le persone al fine di creare una opposizione a una opera ritenuta inutile e dannosa;

3 – organizzare nel mese di maggio un altro incontro nazionale a Norcia;

4 – consolidare un coordinamento attivo con il Movimento “Notap” del Salento, al quale si esprime piena e totale solidarietà.

Componenti del “Coordinamento Nazionale No Tubo”

Mountain Wilderness, WWF, Brigate di Solidarietà Attiva, Comitato Civico Norcia per l’ambiente, Comitato no tubo, comitato no devastazioni Umbria, Comitato no acquedotto per la difesa della Valnerina, Mercato Brado, Montanari Testoni Norcia, Comitato No Tubo l’Aquila, Comitato Cittadini per l’ambiente di Sulmona, Comitato Altrementi Val Peligna, Forum Abbruzzese Movimenti per l’acqua, Abruzzo Social Forum, Programma 101 Foligno, Confederazione Cobas Umbria.
Per info e adesioni: umbria@mountainwilderness.it – 347.3044857 – 328.6504337.

Fernando Pallocchini

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