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La storia vera di Banca delle Marche – X puntata

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Da Camerino a Jesi: sintesi storica di un’azienda di credito ormai leggenda, di Carlo Capodaglio
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La CARIMA e l’arte

Il palazzo, storicamente appartenente alla famiglia Ricci Pedrocchini, un cui discendente sposò la figlia di Massimo d’Azeglio, era piuttosto malridotto, anche per la destinazione parziale, dall’immediato dopoguerra, ad abitazione di sfollati che aveva determinato la trasformazione interna con divisione degli ambienti più grandi in più stanze (i segni dei muri sono ancora debolmente leggibili sulle volte affrescate delle stanze più grandi). La Cassa inizia il restauro del palazzo con criteri di economicità, ma con l’obiettivo del miglior risultato possibile; l’operazione riesce perfettamente, mostrando ai visitatori diverse tecniche di restauro, più o meno profonde, e gli ambienti sono arredati con mobili d’epoca reperiti sul mercato antiquario, visto che gli unici superstiti dell’arredamento originario sono quelli di un salottino piuttosto modesto. Anche le porte debbono essere recuperate, praticamente ricomprandole da chi le aveva acquistate dal precedente proprietario, che le aveva proditoriamente vendute prima della consegna del palazzo alla Cassa; le ante interne delle finestre si sono invece perfettamente conservate, perché i Ricci, nobiltà papalina, le avevano dipinte di nero, in segno di lutto per la conquista di Roma nel 1870, con la fine dello stato pontificio. Soprattutto inizia un’opera certosina, guidata dall’economo Ghino Crucianelli (esperto d’arte, fratello del pittore Arnolfo e cognato di Valeriano Trubbiani),di reperimento e di raccolta di opere d’arte, con criterio molto selettivo e coerente, di autori legati alla cosiddetta “scuola romana” e al filone del futurismo: Scipione, Guttuso, De Chirico, Campigli, Vedova, Dottori, Balla, Pannaggi, Peschi e tanti altri; la raccolta è dotata di pezzi così importanti che qualche visitatore, accompagnato da me nella visita, incredulo mi chiede se le opere sono davvero originali oppure semplici copie, anche se ben fatte! La conoscenza del palazzo è anche favorita da una serie di mostre di importanza nazionale e oltre, dalla prima dedicata a Scipione, quindi a Mafai, Messina, Bartolini, Sinisgalli, Pirandello, Broglio, Melli, Maccari, Bartoli, accompagnate da un prezioso catalogo, che larga eco trovano su stampa locale, nazionale, specializzata e no.

 

Nasce la definizione CARIMA

La Banca d’Italia, tuttavia, ha concesso l’autorizzazione all’acquisto del palazzo in quanto giustificato dalla sua destinazione all’uso aziendale, per cui all’ultimo piano sono insediati gli uffici del Servizio ispettorato, mentre le stanze del piano nobile sono destinate alle riunioni di Consiglio di amministrazione e di Comitato esecutivo. In questo periodo inizia anche l’uso generalizzato della dizione abbreviata di CARIMA, riprodotta anche nel marchio, con il punto della “i” in verde sul nome in neretto minuscolo, ritenendosi commercialmente improponibile la dizione completa della ragione sociale, forse pensando alla CARIPLO; ma anche altre aziende si muovono nella medesima direzione, dalla CARIGE alla CARISJ, dalla TERCAS alla CARISAP e alla CARISPAQ! Continua intanto l’espansione territoriale con l’apertura di nuovi sportelli, concessi con il contagocce dall’organo di vigilanza, nell’ambito dei cosiddetti “piani sportelli”, ripetuti ogni tre o quattro anni, e si trasferisce e si amplia anche la sede di Roma, con l’acquisto di un favoloso villino nei pressi di via Veneto, già appartenuto alla celebre artista Lina Cavalieri, anch’esso restaurato e adattato con risultati eccellenti, mentre i tradizionali ambienti di via della Colonna Antonina, nei pressi di Montecitorio, ospitano una nuova agenzia di città. L’evoluzione del sistema bancario ha una improvvisa accelerazione con la cosiddetta legge Amato, che ha lo scopo di trasformare in SpA anche gli enti pubblici come le Casse di risparmio. Il meccanismo è apparentemente semplice: le casse si dividono in due, con la Cassa-ente pubblico che si trasforma in una fondazione, che ha la titolarità delle azioni e a cui restano i compiti di beneficenza originari delle casse di risparmio, e un’azienda bancaria scorporata, a cui sono invece assegnate le attività tipiche della banca. Il meccanismo non è di facile comprensione e la percezione della massa sarà di una Cassa di risparmio rimasta banca, mentre la fondazione è percepita come un nuovo ente!

20 marzo 2017

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