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La ‘ncascìata sopra la polenta

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Quando di meglio non c’era e si doveva pur mangiare
cacio-sulla-polenta

Il discorso sul condimento è un po’ particolare perché, per un certo periodo durante e subito dopo le due guerre, spesso il condimento non c’era proprio. Spesso la polenta veniva consumata scondita e in campagna erano comunque contenti perché sapevano che in città la gente se la passava ancora peggio. Ci si arrangiava come si poteva con un piatto che aveva la proprietà di sposarsi quasi con tutto. Nei periodi peggiori l’unico modo per condirla era la “‘ncascìata”, ossia cospargere la polenta con un po’ di formaggio grattugiato. In campagna il pecorino c’era perché i pastori, durante i loro spostamenti, portavano a mangiare le pecore nei campi ricompensando poi il contadino con qualche forma di formaggio. Questo era però poco e bisognava risparmiarlo, allora si prendeva la “grattacascia” (grattugia) che passava velocemente sopra la polenta mentre un pezzo di formaggio veniva grattugiato lentamente.

La ‘ncascìata a sardarellu

C’era anche chi faceva la ‘ncascìata a sardarellu. Al centro di una grande tavola veniva posta la spianatora con su la polenta, intorno c’erano le persone sedute su vari oggetti (le due o tre sedie erano per i vecchi): cassette, pezzi di tronco, oppure ci si sedeva, preso un piatto, sul bordo del camino. A questo punto lu vergà’ si armava di grattacascio e formaggio e, correndo e saltando, evitando ostacoli e persone, grattugiava sempre lentamente il formaggio facendo un vero e proprio “balletto del pecorino”.

Cesare Angeletti

19 marzo 2017

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