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Il rosso fiore della violenza XXXII puntata

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di Matteo Ricucci
p 19 ragazza con pistola


“Stia tranquillo Commissario, sarà mia premura informarla con sollecitudine. Mi dica lei, per favore, cosa mai può spingere giovani di buona famiglia, senza alcuno assillo economico, a tradire i propri principi e, ciò che è più atroce, la propria famiglia?” – “Forse proprio per tutti questi motivi messi insieme: il benessere spegne gli entusiasmi, smorza le ambizioni; badi ho detto forse, ma potrebbe anche essere diversa la causa e sua figlia, con la sua scelta d’amore, fa un’evidente eccezione. Non dobbiamo dimenticare anche la radicalizzazione della lotta politica, il mal costume che noi adulti abbiamo scelto a norma di vita e chissà quant’altre ancora. I giovani sono generosi per natura, entusiasti e pieni di voglia di battersi: i giovani di tutti i tempi hanno sempre lottato per il rinnovamento della loro società. Il guaio è, secondo me, che sono subornati da rivoluzionari a tempo pieno, scaltri e arrivisti per interessi egoistici”. – “La mia tortura cova nel sospetto che io non abbia dato a mia figlia tutto l’affetto che le necessitava. Sono stato abbastanza egoista, questo lo devo ammettere. Ho creduto che fosse ormai abbastanza cresciuta da essere indipendente. Speravo che presto avrebbe incontrato un bravo ragazzo, ma proprio in un terrorista doveva imbattersi, maledetto lui!?” Un attacco di tosse gli strozzò la voce in gola. “Stai calmo, caro. Non ti agitare. Lo sai che i medici ti hanno raccomandato  la tranquillità più assoluta” intervenne la moglie. “Che vadano in malore quei sputasentenze! Come se il mio dolore fosse un chiodo che posso cavare dal mio cuore a volontà. Vorrei vedere uno di loro al mio posto! Già, quelli, al posto del cuore, hanno il portafogli!” Il  Commissario sorrise divertito a quella sfuriata. “La signora ha ragione, Avvocato, le dia retta e si riguardi. Pensi che lei, per sua figlia, è l’unico scoglio a cui lei potrà aggrapparsi se ne dovesse aver bisogno”. – “Grazie, Commissario, Lei è buono e generoso. La prego mi venga a trovare ancora quando potrà”. – “Sarà un pia-cere per me”. Si strinsero la mano con calore. Beatrice lo accompagnò alla porta e, con i suoi  occhioni da bambola, lo fissò intensamente sussurrandogli: “Ci venga a trovare quando vuole, signor Commissario, sarà sempre il benvenuto”. E gli strinse la mano con trasporto. Egli, appena fu fuori, tirò un gran sospiro: “Porca miseria che schifo di mondo è mai questo! Mi gioco un anno di stipendio se nella testa di quella libellula già frullano pensieri di rivalsa. Ma dico io come cavolo si può sposare una donna, tanto più giovane e tanto bella per giunta, senza sospettare che, prima o poi, ti salterà il fosso? Caro Avvocato sarai ricco, ma cazzo, se sei sfortunato! Prima hai perso la figlia e, tra non molto, perderai anche la moglie. Ma stai tranquillo non sarò certamente io il rapitore. Tu mi fai pena, una pena infinita. Dio mio quanto sono fortunato ad essere solo e abbandonato come un cane bastardo!”

 

Paura del buio

Gli androni della base del G.L.P. erano immersi nel buio più fitto e i vasti spazi risuonavano dei rumori d’una vita invisibile ad occhio umano. Angela era sola e di guardia all’arsenale. Il resto del gruppo era in missione. I suoi occhi spalancati cercavano di ferire il buio alla ricerca delle cause di quegli strani rumori, pur immaginandone la natura: non voleva ammettere con se stessa di essere terrorizzata  dal buio e dai topi. Una paura immotivata, ma contro cui, già da bambina, aveva cominciato a lottare. Stringeva spasmodicamente il calcio di una P.38, ma non ne ricavava alcun sollievo: avrebbe voluto urlare, fuggire via, ma erano desideri fugaci e subito respinti nell’imo della sua coscienza. Doveva mantener fede alla consegna, pena la rovina di tutte le sue speranze. Pensando al suo amore per Alberto, non poteva fare a meno di riconoscere che esso era una sintesi inscindibile d’amore e di timore, di attrazione e di repulsione. Cercava una giustificazione valida per far tacere, una volta per tutte, quel senso di sgomento che l’angosciava, pensando alla sua fuga dal mondo e dalla famiglia. L’amore per Alberto ne era un ottimo motivo: tutto si può fare per amore, non per uno parzialmente condiviso. Certo lui aveva fatto all’amore con lei con molto trasporto, ma capiva che lo aveva fatto senza partecipazione affettiva: nemmeno una parola, ma solo gemiti erano scaturiti dal suo cuore.            

continua

14 marzo 2017 

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