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I cartelli vengono abbattuti…

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di Elisa Eötvös
p 26 i cartelli vengono abbattuti


I cartelli vengono abbattuti,

ricomincia la strada

accanto alle rovine fumanti,

che disegnano un altro presagio

amaro e impietrato,

con gli anni che risuonano

in un amore diverso,

con una città che cambia volto

non appena mi muovo

da un capo all’altro di essa,

per poi ritornare indietro

e ritrovare angoli vocianti,

case trivellate, cucce vuote,

piante di mimosa rovesciate

nei loro vasi, come se vi avessero

giocato ai birilli

dopo di quel giorno,

quello dell’uomo dei fiori appeso.

 

Ripasso

e tutto ancora suona diverso,

tutto si affaccia

davanti ai miei occhi

e per i miei occhi,

perché faccia oscurità altrove

nonostante l’ora tarda.

Questa città è il presente

che si veste a tempo

con il passato,

non è luogo da profezie.

Questa città è divenuta

il mio distintivo;

qui per un poco, io faccio centro

e faccio senza

di tante cose,

con un nome d’acqua

e un angelo pieno di pietà

che costeggia le mie emozioni,

sempre la stessa identica ossessione,

sempre lo stesso sogno.

 

Ma cinica è la mia disillusione;

e dall’ombra dell’impiccato,

che ancora ondeggia,

tra le alte serre, più non mi distinguo.

30 gennaio 2017

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