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Una “strana” nebbia gravita sull’abazia di San Claudio

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Tante “stranezze” documentate da un ricercatore del Centro Studi San Claudio
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Vorrei parlare di alcuni strani fatti avvenuti a San Claudio negli ultimi 90 anni. Nel 1926, sotto l’attuale altare, viene trovato un corpo di una persona dai capelli lunghi con uno spadino al fianco. Stranamente su questo ritrovamento non esiste comunicazione alla Sovrintendenza, come ha potuto constatare il dott. Piero Giustozzi, che ha fatto un’ampia relazione in via di pubblicazione su tutto questo. La “mummia” viene ritumulata ma successivamente scompare tutto, spadino e corpo. Durante l’occupazione nazista delle Marche alcuni tedeschi, scortati da militari e guidati da un ufficiale che parlava perfettamente l’italiano (forse Hagemann?), rimangono a lungo, da soli, dentro la chiesa. Sappiamo comunque che poi, da civile, Hagemann, fino alla morte nel 1978, scartabella gli archivi di Gubbio, Fabriano, Jesi, Chiaravalle di Fiastra, Tolentino, Corridonia, Montegiorgio, S. Elpidio a mare relazionando tutto nella sua lingua madre. Quante saranno in Germania le persone interessate alla storia di questi paesi? Quanti dei pochi italiani interessati conoscono il tedesco? Perciò, stranamente, è come se non gli importasse di far conoscere i frutti delle sue ricerche agli Italiani, che pure potevano essere interessati. Per di più stranamente non arriva mai ad una sintesi, neanche in tedesco: raccoglieva o nascondeva? Il buon Giulio diceva: “A pensar male si fa peccato…” e non vorrei peccare ma Hagemann, durante la guerra vicinissimo agli alti comandi, ha mai smesso di essere un ufficiale? Teniamo presente che negli archivi di questi nostri paesi lui stava sempre da solo, nessuno pensava a controllarlo, come invece avviene in quelli Vaticani. Nel ’92 il professore di storia dell’arte Carnevale lancia la sua teoria su Aquisgrana nelle Marche invece che in Germania. Il parroco di San Claudio, entusiasta, mette una bacheca davanti alla chiesa in cui vengono sintetizzate queste teorie. 

Albino Gobbi

Albino Gobbi

In seguito, improvvisamente e stranamente, il parroco di San Claudio toglie la stessa bacheca e rompe i rapporti di lunga amicizia con persone interessate a diffondere l’idea dei Franchi nelle Marche. Nel 1993 un’altra studiosa tedesca Hildegard Sahler inizia a interessarsi alla stessa abbazia e in uno dei suoi libri ringrazierà tutti i parroci con cui ha parlato e che l’hanno aiutata per le sue ricerche. L’anno successivo stranamente viene sostituito il cartello, che riferiva la costruzione della chiesa all’VIII secolo, con un altro in cui la datazione viene posticipata all’XI secolo. Nel ’95 la chiesa inferiore viene stranamente chiusa da gennaio a dicembre per mettere a norma gli impianti di illuminazione e amplificazione, lavori che si sarebbero potuti fare in un mese. Stranamente questi lavori sono stati fatti senza il controllo della Sovrintendenza visto che non risulta comunicato nulla all’Organismo preposto. Marisa Mancini entrata a marzo passando dalla chiesa superiore ha visto tutto il pavimento divelto e i mattoni numerati: per quale motivo? Nel ’98, con mezzi meccanici, sempre senza il controllo della Sovrintendenza, a cui non risulta nulla, stranamente viene scavato il viale antistante l’entrata per quasi un metro di profondità, poi riempito con un vespaio di roccia molto grande e una esagerata quantità di bitume, circa 50 centimetri, il tutto fatto invece in gran fretta, in pochi giorni. I lavori del ’95 e ‘98 risultano documentati da una guida turistica stampata da Art Graf 2000 nel maggio del ’99 e preparata dagli alunni della V classe elementare di S. Claudio. Nello stesso decennio la Sahler pubblica nel ’95 un libriccino su S. Maria delle Moje e nel ’98 un volume su S. Claudio, che viene ripubblicato in italiano nel 2006 mentre il primo opuscolo nel 2010. La studiosa tedesca vuol dimostrare a tutti i costi che le quattro chiese marchigiane di San Vittore alle Chiuse, S. Claudio, Santa Croce dei Conti e Santa Maria delle Moje sono costruzioni locali successive al Mille. Per arrivare a questa conclusione, pur citando in bibliografia G. Carnevale e F. Mariano, ignora o effettua un’azione di depistaggio sull’oratorio certamente carolingio di Germigny-des-Près citato invece da questi due autori. Arriva a dire di quest’edificio francese che la pianta ha 6 absidi, mentre lei stessa però nella legenda della piantina, pubblicata in fondo al suo libro, scrive che la sesta abside è stata costruita tra il 1867 e il 1873. In questo modo il lettore distratto stranamente non arriva più a collegare le quattro chiese marchigiane con quella francese (data la differenza delle absidi) né si rende conto che sono anch’esse carolinge.

Albino Gobbi

22 ottobre 2016

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