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Quando si ballava nella stalla

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I ricordi “spettacolari” di Cisirino
p-13--fisarmonicista


Il fiasco di vino bianco

Quando ero agli inizi, a metà degli anni ‘60, si ballava anche in campagna. Alcuni contadini, quelli che avevano risistemato e ripulito le stalle, organizzavano serate danzanti nel “salone” così ottenuto. Venivo chiamato perché i “gestori” volevano assimilare le loro “sale” a quelle di città, per cui la presenza di un presentatore dava lustro alla serata. Costui proponeva giochi di società e, distribuendo cotillons, allietava i veglioni. Funzionava così… in un angolo c’era un robusto tavolino sopra il quale, seduto su di una seggiola, stava il fisarmonicista che era tutta orchestra della serata. Sulla porta che prima immetteva al fienile era sistemato un tavolo, coperto da una tovaglia bianca, che svolgeva la funzione di bar. I fisarmonicisti, alcuni dei veri virtuosi, altri dei semplici autodidatti, anch’essi bravi, andavano a “vino bianco”, perché quello rosso sarebbe stato troppo forte perciò meno sopportabile. Accanto alla seggiola c’era sempre il fiasco con un bicchiere per cappello, e a ogni tre brani il suonatore, preso il bicchiere si serviva da bere. Alcuni solo un sorso per  bagnare  la bocca,  altri invece  andavano  a  bicchieri pieni. C’era chi con un fiasco da due litri ci faceva tutta la serata, mentre altri chiedevano più volte il “rifornimento” che avveniva sostituendo semplicemente quello vuoto con uno pieno. Le donne non andavano al bar ma potevano chiedere al fidanzato o al marito, non al cavaliere occasionale (non sarebbe stata una bella cosa perché troppo confidenziale, quindi soggetta alle chiacchiere maligne di tutto il vicinato), di farsi portare un bicchierino, uno solo nell’arco della serata, di vermouth.

p 13 vecchio fisarmonicista

 

Il vermouth

Il vermouth era il liquore protagonista delle bevute nei veglioni di campagna. Il contadino (il “gestore”) e le sue donne nelle prime ore della serata danzante mescevano il liquore da bottiglie di marca e il più richiesto era il Martini Bianco. In seguito, addormentate le papille gustative con i primi bicchierini, mano a mano che le bottiglie si vuotavano, i vuoti erano passati “dietro” alle donne di casa le quali, ben nascoste per non farsi vedere, provvedevano a riempirli con vermouth preso da bottiglioni di marche più scadenti, quindi assai meno costoso. Era il cosiddetto “vermouth della mutua” ribattezzato “di marca” grazie alla etichetta di una bottiglia ormai svuotata! 

12 ottobre 2016 

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