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Notizie vere, curiose e divertenti tratte da “Dicerie popolari marchigiane”

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di Claudio Principi
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Galanterie pesanti

Si narra che un giovanotto, dopo una corte assidua, riuscì finalmente a conquistare le grazie di una bella fandèlla (ragazza).La conquista, però, fu deludente per lo smanioso giovane, tanto che dopo aver fatto li comodacci sua, mentre si rivestiva prese sarcasticamente a canticchiare: “Capparùcccia de la mala festa: parìa ch’era ‘na frica, ‘mmece è vvecchja!” (Capinera della festa riuscita male: sembrava che era una bambina invece è vecchia!). La fandèlla gli rispose sulle stesse note: “Pittirùsciu da le zambe secche: te parìa de còje che? Le rose fresche?” (Pettirosso dalla zampe secche: ti sembrava di cogliere che? Le rose fresche?). Questa botta e risposta può fare il paio con quest’altra, anch’essa conosciutissima:

 

Issu: “Stà ferma, còcca vèlla, e non te mòve:

come me rnòo la tua, è vvindinove!”

Essa: “Prego Dominiddìo che tte ce rréndra:

se cce bbòcca lu tua, ne cóndo trénda!”

 

I pastori

A proposito dei sacerdoti che vengono chiamati “pastori”, dice un vecchio contadino, che è pure credente e buon praticante cattolico: “A li pecorà’, se le pèco no’ gne dacìa la lana, lo càscio, la ricòtta e la carne, lo sai se quanto je ne frecava de ésse… Se le para adè perché ce tròa cummeniènza, ‘n duvità’!” (Ai pastori se le pecore non davano loro la lana, il formaggio, la ricotta e la carne, sai quanto gliene importava di loro… se le pascolano è perché ci trovano convenienza, non dubitare!”).

12 agosto 2016

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