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Notizie vere, curiose e divertenti tratte da “Dicerie popolari marchigiane”

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di Claudio Principi
p-17 fabbro ph Cinzia Zanconi

Madunnì

A Montolmo, nel rione Cerqueto, visse nella prima metà del ‘900 un ometto dappoco e un po’ svanito, che a più riprese fu ricoverato al manicomio di Macerata, poi sempre dimesso in quanto innocuo e perché la sua famiglia lo “custodiva” con affetto. Anche la gente del quartiere, a lui affezionata, lo aiutava come poteva. Faceva il ciabattino in una botteguccia dentro uno scantinato, con una finestrella cha dava su uno spiazzo assai frequentato. Aveva pochi clienti, poverissimi, che gli affidavano la riparazione di scarpe o ciabatte malridotte, quasi da buttare. Non si ricorda più il suo nome, nemmeno il suo cognome, per tutti aveva un nomignolo: Madunnì (Madonnino). Lavorando al suo disordinato deschetto, posto sotto la finestrella, teneva a portata di mano, sul davanzale, una bottiglietta contenente vino, più spesso avuto in regalo piuttosto che acquistato alla vicina osteria. Ogni tanto, lavorando, Madunnì faceva un sorso dalla bottiglietta; dopo la breve bevuta sprizzava felicità dagli occhi quasi fosse in una momentanea estasi. Infatti, fatto il sorso e chiusi gli occhi, Madunnì giungeva le mani e implorava: “Madònna, Madònna mia: lo vì’, no’ mme lo fa’ calà’!” (Madonna, Madonna mia: il vino, non farmelo calare di livello!). Il vicinato, tra pietà e divertimento, nei momenti opportuni, rabboccava di nascosto la bottiglietta con altro vino, sicché Madunnì gridava “Miracolo!” felice fino alle lacrime per poi, smesso il lavoro di ciabattino, andare di casa in casa a raccontare della sua devozione alla Madonna e delle grazie che da Lei otteneva.

 

Battesimo di scongiuro

A un fabbro, noto per i suoi modi rudi e le uscite brusche, fu chiesto perché avesse messo il nome di Santa  alla sua ultima figlia, appena nata. Rispose: “L’agghjo chjamata Sanda pe’ scugnuru: spero che cuscì se ne rtenerà de fa’ la puttana!

 

Mondo cambiato

Una vecchia cerquetana, cioè abitante nel popolare rione Cerqueto di Montolmo, dopo osservazioni e disapprovazioni sui comportamenti odierni e sulla mentalità corrente, così si lamentava: “Comme è cagnatu lu munnu… Addè tutti córe. Tutti córe, ma no’ ‘rriga mai gnisciù!”  

     

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