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Cave Canem

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di Fulvia Foti
p 18 cave canem

Con la mia umile penna e i miei semplici versi, provo a inviare un messaggio che possa rasserenare gli animi regalando uno squarcio di luce e cancellare quel buio che acceca, come un occaso, gli occhi di questa attuale nostra società, talmente impegnata a ingannare con astuzia, degna della più furba delle volpi, che non si accorge, invece, di recar danno a se stessa! Le mie parole desiderano palesare che è difficile concedere la propria “fiducia” senza il pericolo di sbagliare, in ogni situazione della vita… e quando una piccolissima parvenza di disagio si manifesta fermiamoci e riflettiamo, non andiamo oltre, perché vuol dire che le nostre affinità elettive hanno percepito l’insidia! Molte volte concorrono fattori che non dipendono dalla nostra volontà a crearci dei disorientamenti e ad abbassare le nostre difese “immunitarie”. Ma occorre uscire da quel vortice amaro e risorgere poiché il turbinio dell’Anima, dei sentimenti, della vita con i suoi mutevoli aspetti camaleontici urlano chiedendo i loro diritti. Talvolta è da invidiare (è un paradosso) quell’immobile, eterna tranquillità, di quelle piccole pietre appoggiate sulle tombe ebraiche, che ricordano un tempo senza data… Ma ritornando alla fiducia, ricordiamoci che anche Polifemo… subì un brutto inganno fidandosi di un certo “Nessuno”! Quindi, se non vogliamo essere dei Polifemo… “Cave canem”.

 

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