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Indugiando su una idea di scultura

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di Lucio Del Gobbo

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Si dice di alcuni artisti innovatori, come Fausto Melotti, che “han liberato la scultura dalla retorica, dalla monumentalità, e, addirittura, dalla dittatura della materia e del modellato”. Sarebbe più onesto e antiretorico dire semplicemente che hanno cercato il nuovo sotto altra forma. La scultura non aveva e non ha bisogno d’essere liberata da ciò che è stata e che sostanzialmente ancora è: la materia che diventa forma. Nelle opere dell’artista trentino, ma milanese di adozione, rientrano anche la musica, la poesia, il racconto. Tenere insieme spazio e tempo in una stessa immagine è stato un suo obiettivo. Ebbe a sostenere che “I tre parametri su cui si pag.-18-opera-umberto-peschipuò misurare la vita di una scultura sono: l’invenzione plastica, il concetto di sintesi e il concetto musicale. Se uno di essi è in difetto la scultura è in difetto… Lo stretto rapporto con la musica porta a “modulare” più e prima che a “modellare”. Quest’ultima considerazione ci riporta a un artista nostrano molto meno celebrato ma altrettanto valido: Umberto Peschi. Anche lui ha sempre giocato sui rapporti tra forme, sulle simmetrie e sulle asimmetrie della composizione, sulla modularità di forme semplici che acquisiscono forma definitiva complessa e significante attraverso l’accostamento e l’assemblaggio. E infine, altra affinità da considerare: il piacere del gioco; il trovare in esso una vicinanza e un intimismo originario che non è esagerato definire poesia.

 

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