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La storia di Macerata a piccole dosi, XLIII puntata

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Liberamente tratta da “Storia di Macerata”,

origini e vicende politiche

di Adversi, Cecchi, Paci

 

Contrapposizioni

 

Imbarazzi politici

Macerata nei primi del ‘900 è caratterizzata da un grande fervore politico e da accentuate contrapposizioni anche all’interno dei singoli schieramenti. Nascono numerose pubblicazioni tra cui, il 30 agosto del 1903, l’organo democristiano “L’Avvenire delle Marche”, edito da un movimento cattolico marchigiano che aveva assunto una decisa posizione democratico-cristiana. Posizione stroncata l’anno successivo, da una nota dell’Osservatore Romano che causò dimissioni dei dirigenti e fine della pubblicazione. Se i cattolici erano in evidente imbarazzo non meno lo erano i socialisti in aperto dissenso con il Pantaleoni, presto dimissionario. Per la sua successione radicali, repubblicani e socialisti presentarono l’Antolisei mentre i monarchici candidarono l’avvocato Vittorio Bianchini. I cattolici si astennero. La vittoria arrise all’eloquenza di Lamberto Antolisei.

 

Elezione combattuta

I dissensi all’interno dei movimenti politici si facevano sempre più frequenti ed evidenti: il dissidente socialista Spadoni fondò il nuovo periodico “Pro Macerata”, definito dagli oppositori monarchici “una vigorosa opposizione interna, sintomo di disordine e di disgregazione dell’amministrazione popolare”. Per contro l’anno successivo, il 1908, nasceva “Il Cittadino”, organo dei cattolici ortodossi maceratesi che, a loro volta, si trovarono in imbarazzo quando il letterato canonico Giovanni Sforzini se ne uscì dalla Chiesa cattolica per aver abbracciato tesi moderniste. In questa atmosfera le elezioni politiche del 1909 dettero luogo a lotte molto combattute. Il candidato del Governo (Vincenzo Mancioli) non fu gradito dai clerico-moderati che tifavano per l’avvocato Bianchini e brigarono per la sostituzione della candidatura muovendo vescovi e arcivescovi. Socialisti, repubblicani e radicali al Bianchini contrapposero l’Antolisei che, pur vincente in città, 929 voti contro i 731 dell’avversario, perse troppi consensi in provincia risultando così sconfitto alla conta finale.

 

Le divisioni fanno perdere le elezioni

Cominciarono i congressi. I democratici parteciparono a quello di Osimo, mentre i lavoratori cattolici fecero sentire la loro voce al V Congresso Nazionale della Previdenza, a Macerata. Gli stessi cattolici organizzarono una serie di “giornate sociali” e un anno e mezzo più tardi i democristiani predisposero una manifestazione con conferenza su “Clericalismo bifronte”. I socialisti, dopo la crisi del 1912, cercarono di chiarirsi le idee con un congresso provinciale che vide prevalere i massimalisti. Nel 1913 fu a Macerata Pietro Nenni che tenne una conferenza su “Crisi del sovversivismo in Italia”. Le elezioni del 1913 videro i socialisti, divisi dai vecchi alleati, candidare il Machella; i cattolici aderirono al candidato governativo Bianchini mentre i radicali proposero l’Antolisei. La campagna elettorale si concluse con il trionfo dei clericomo-narchici: Bianchini 5.960 voti, Antolisei 3.403 e Machella fermo a 429 preferenze.

 

Interventisti e neutralisti

Si profilavano intanto le lotte tra interventisti e neutralisti. Il 20 dicembre 1914 Cesare Battisti tenne una conferenza interventista al “Marchetti”: furono lanciati manifestini contro la guerra e fuori dal teatro alcuni lavoratori, sobillati, aggredirono con bastoni gli ascoltatori. In città le reazioni furono varie: alcuni socialisti restituirono la tessera al partito, i cattolici che avevano approvato la neutralità definirono la manifestazione “sfogo di ire di parte”, i radicali etichettarono come austriacanti sia i preti che i moderati e, perfino, i socialisti. Questi stessi furono appellati dal professor Antonio Pizzarello, reduce di Bezzecca, con il titolo dispregiativo di “croati”. La sopraggiunta vittoria pacificò, momentaneamente, gli animi.

 

Commento

Idee, persone, partiti politici, antagonismi, conflittualità, confusione sono tutti segnali provenienti da una giovane democrazia che pochi anni dopo condurranno l’Italia verso la guerra, verso la dittatura e verso il disastro economico conseguente. Ma il desiderio di libertà non può essere represso a lungo e risorgerà, fino a oggi, sempre accompagnato da antagonismi e conflittualità.

continua

 

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