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La storia di Macerata a piccole dosi, XXXIX puntata

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Liberamente tratta da “Storia di Macerata”,

origini e vicende politiche di Adversi, Cecchi,Paci

 

Garibaldi ben accetto o no?

 

Arrivano Garibaldi, Bixio, Mameli e Orsini

Il 29 dicembre1848 furono indette le elezioni per la Costituente, decreto pubblicato a Macerata il primo gennaio, contemporaneamente all’arrivo dei garibaldini. Il generale Giuseppe Garibaldi, accolto con “dimostrazione graziosa”, assicurò i maceratesi che la sua era “truppa di fratelli italiani” e non di assassini come si andava dicendo in giro. Costoro sarebbero dovuto partire il giorno successivo ma furono pregati di restare dal Circolo popolare per mantenere l’ordine pubblico in un momento così delicato. Con i 485 garibaldini c’erano in città Bixio, Mameli e Felice Orsini.

 

Repubblicani scomunicati

Che quei giorni furono critici lo dimostrò il 14 gennaio il canonico Francesco Rutili, allorquando rese pubblico, durante l’ultima messa in San Giovanni, il “monitorio” di Papa Pio IX con cui si comunicava la scomunica agli aderenti alla Repubblica. Per evitare disordini durante le operazioni di voto fu mobilitata la guardia civica e il giorno 19 giunse di rinforza il battaglione garibaldino comandato dal Masi. Alle ore 7 del 21 gennaio iniziarono le votazioni; alle ore 11, per votare come da ordini superiori, arrivarono Garibaldi con il suo battaglione, Masi con l’altro e pure la guardia civica.

 

L’incidente

Il giorno successivo si verificò un incidente che avrebbe potuto avere gravi conseguenze. Una quarantina di persone, “sedotte da perturbatori malintenzionati”, cominciarono a gridare in fondo a borgo San Giovanni Battista (oggi corso Cairoli): “Viva Pio IX, morte al generale Garibaldi e suoi legionari!” La reazione dei garibaldini fu immediata: accorsero sul luogo della protesta con l’intenzione di bruciare le case dei contestatori! Impedì la rappresaglia il colonnello Lorenzo Lazzarini-Compagnoni che minacciò di ordinare alla sua guardia civica di far fuoco sui garibaldini, questo intanto che i Carabinieri provvedevano ad arrestare quattro tra i più facinorosi.

 

I risultati elettorali

Le urne dettero il seguente risultato: più votato fu Benedetto Zampi con 3.928 preferenze, seguirono Torello Cerquetti (3.739 voti), Luigi Montanari (3.728 voti), Federico Bosi (3.587 voti), Sante Palmieri (3.460 voti), Cimone Santarelli (3.232 voti), Patrizio Gennari (3.064 voti), Massimo Allé (2.927 voti), Giulio Castiglioni (2.731 voti), Mattia Montecchi (2.699 voti), Antonio Tassetti (2.613 voti), Giuseppe Cenni (2.226 voti), Giuseppe Garibaldi (2.069 voti), Giulio Govoni (2.002 voti), Luigi Masi (1.947 voti) e Corrado Politi (1.873 voti).

 

La lettera ai maceratesi

Il 23 gennaio, dopo infinite diatribe e molteplici incidenti, partì la Legione Garibaldi, partenza sollecitata a Roma dal Presidente della Provincia Dionisio Zannini “in Roma diè opera che, per ordini del Ministero, si allontanasse da Macerata la Compagnia Garibaldi, compagnia sovvertitrice di ogni ordine e fede”. Giuseppe Garibaldi non seppe, o finse di non sapere della cosa e, all’atto della partenza, indirizzò al popolo maceratese la ben nota lettera con cui prometteva di dedicare alla città “il primo fatto d’armi in cui potrà dirsi della legione che ha ben meritato della Patria”.

 

Arrivano gli austriaci

Mentre la vita cittadina procedeva tra alti e bassi (frizioni tra papalini e repubblicani) le cose volsero al peggio per la giovane repubblica romana, gli austriaci scendevano dalla Romagna poco contrastati dai pur valorosi combattenti. Il 27 maggio Macerata era in allarme e confusione: i carabinieri disobbedivano al Presidente provinciale Zannini, alcuni di loro disertarono passando con gl’insorgenti, arrivò l’ordine di raddoppiare le guardie alle porte della città e queste vennero chiuse generando il caos. Infatti i contadini, che avevano fatto rifugiare le loro famiglie in città, restarono chiusi fuori e minacciarono un tumulto, tanto che le porte dovettero essere riaperte. Il 31 maggio due compagnie tedesche erano a Villa Potenza e lo Zannini partì per Tolentino “con un semplice fagottino sotto il braccio” esempio di chiara onestà in chi “fu la fortuna e il conforto delle nostre popolazioni”.

continua

 

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