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La storia di Macerata a piccole dosi, XXXVIII puntata

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Liberamente tratta da “Storia di Macerata”,

origini e vicende politiche di Adversi, Cecchi, Paci

 

Garibaldi a Macerata

 

Papa Pio IX

Entusiasmo ci fu nel 1846 per l’elezione a Papa del marchigiano Giovan Maria Mastai Ferretti che assunse il nome di Pio IX. A Macerata era conosciuto in quanto il Vescovo era stato il suo precettore e la sorella Isabella, sposata a un Benigni, abitava in città. Ben accolto fu il “motu proprio” con cui concedeva l’amnistia ai condannati politici.

 

Una ventata di novità

Si susseguirono diversi avvenimenti, il Marchese Amico Ricci fu nominato deputato della provincia, si aprirono le scuole notturne e fu istituita una scuola gratuita militare. Fu riorganizzata la guardia civica e i suoi nuovi ufficiali, scelti tra la nobiltà cittadina, dettero il via a una girandola di dimissioni e sostituzioni. Intanto veniva edito “L’educatore del popolo”, un giornale d’istruzione religiosa, morale e civile, cui succedette il periodico “Legalità e progresso”. Grazie a questa pubblicazione i maceratesi poterono seguire le pressioni esercitate sul Papa per ottenere la Carta Costituzionale e quando, il 16 marzo 1848 alle ore 22, videro arrivare il corriere “apportatore di sì fausta novella” dettero il via a festeggiamenti che durarono per più giorni. L’entusiasmo continuò nel momento in cui il Marchese Giacomo Ricci, liberale, divenne Gonfaloniere e quando arrivarono a Macerata Massimo D’Azeglio e il Durando. Il 5 aprile fu organizzata dal Generale Ferrari la prima compagnia composta da 80 volontari maceratesi che ebbe per Capitano il Marchese Consalvi e come primo granatiere il Conte Gatti.

 

La elezione dei deputati per Roma

Intanto, per ottemperare alla Costituzione ed eleggere i deputati, sorse la “Società del Circolo” che aveva il compito di designare i candidati. Il 19 aprile si ritrovarono in casa Narducci-Boccaccio i 369 elettori maceratesi destinati a eleggere un comitato di 9 membri per arrivare alla designazione del candidato locale. Entrarono in questo comitato il Marchese Giacomo Ricci, l’avvocato Antonio Gherardi, il domenicano Padre Francesco Gaude, il Conte Domenico Graziani, Luigi Pignotti, il dottor Enrico Mucci, il dottor Luigi Piccolotti, il dottor Celestino Giuliani e il dottor Ernesto Belardini; Presidente fu nominato il Mucci. Il 17 maggio si riunirono 252 elettori e due giorni dopo lo scrutinio dei voti dette il seguente risultato: 196 preferenze al Lauri, 42 Diomede Pantaleoni, 7 Alessandro Spada, 3 Giacomo Ricci, 1 ciascuno a Giovanni Accorretti, Carlo Bandini, Ernesto Tambroni-Armaroli e Don Disma Pantaleoni.

 

Paura dopo la fuga di Pio IX

Il 3 agosto gli austriaci iniziarono l’invasione dello Stato pontificio e il Comitato maceratese emanò un manifesto con cui si esortava i giovani ad arruolarsi per combattere a favore dell’indipendenza, nobile e santo desiderio di tutti i cuori generosi. Intanto il Lauri, dimessosi dalla carica di deputato, fu rieletto da uno sparuto gruppo di votanti: solo 60, di cui 57 lo votarono. Nella notte fra il 26 e il 27 novembre arrivò da Roma la notizia della fuga di Pio IX. Ci fu paura, tanto che il Comitato indirizzò ai maceratesi un avviso in cui si prescriveva il massimo ordine, manifesti invitanti all’ordine furono pubblicati dal comando della Guardia Civica, dal Gonfaloniere e dal Vescovo Clementi. Il 28 novembre il Delegato apostolico, adducendo il pretesto di recarsi ad Ancona per visitare la madre inferma, se ne andò da Macerata.

 

Arriva Garibaldi una prima volta

Il 10 dicembre giunse da Ferrara, con la diligenza, Giuseppe Garibaldi in compagnia del capitano Masina: fu accolto entusiasticamente. Nel frattempo Giacomo Ricci e Marino Cicconi si erano dimessi dalla Camera Alta mentre Lauro Lauri ed Ernesto Tambroni-Armaroli, pur non dimettendosi, si allontanavano da Roma. Iniziava la marcia verso Roma dei garibaldini che, mentre scendevano da Cagli, furono dirottati dal Ministro Campello sul Porto di Fermo dove avrebbero dovuto fermarsi per organizzarsi. La notizia mise in allarme i maceratesi perché i garibaldini sarebbero transitati per Macerata e non godevano proprio di una bella reputazione, anche se la dichiarazione che Garibaldi era assoldato dal governo tranquillizzò un po’ i cittadini.

continua

 

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