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Alfonso Gentili

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Un personaggio maceratese

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Ogni città ha i suoi personaggi che, in qualche modo, hanno lasciato una impronta del loro carattere e della loro genialità, non importa in quale campo. Ricordiamo un personaggio maceratese, Alfonso Gentili, “Fofo” per gli amici, attraverso una doppia intervista al figlio Carlo e al suo amico Cesare Angeletti, alias Cisirino.

 

Carlo, tuo padre era musicista, come è nata questa passione?

Suo padre Gino, di professione tipografo, fece parte delle trombe egiziane nella prima Aida che si tenne allo Sferisterio. La musica faceva parte della famiglia che, seppure di modeste condizioni, avviò mio padre fin da piccolo alla scuola di musica comunale”.

 

Di professione, però, faceva il fotografo…

Sì, e aveva imparato il mestiere da Balelli ma la sua passione era la musica. Pensate che suonava otto strumenti: la fisarmonica, il contrabbasso, il basso tuba, il trombone e gli ottoni in genere e pure strumenti a percussione.

 

Dove suonava, con chi?

Ha suonato con la famosa orchestrina Aloisi, sia il trombone che il contrabbasso. Si esibiva nei veglioni di carnevale e di fine anno e aveva in repertorio tutte le canzoni del festival di San Remo.

 

Hai un ricordo particolare?

Sempre da ogni veglione mi riportava un regalino: una mascherina, un cappello, una pistola… e io lo aspettavo alzato fino alle 4 del mattino.

 

Tuo padre era conosciutissimo come musicista da banda…

Certamente, dopo aver suonato con Aloisi entrò nella Banda Marchesini, allora conosciutissima, e andava anche in tournée; suonò pure con la banda di Monturano, di Osimo, di Montecassiano.

 

Tu spesso lo accompagnavi, ricordi qualche episodio in particolare?

Una volta a Monte San Giusto, alla fine di un concerto, con altri musicisti fu richiesto da un ragazzo per fare un concertino sotto la finestra della fidanzata. Quando andava a Osimo per le prove, due volte la settimana, io piccolino ero ospite al cinema che era proprietà del presidente della banda.

 

Con quale banda terminò la sua carriera e che fece dopo?

Finì la carriera con la banda di Villa Potenza e, subito dopo, fu chiamato da Carlo Perucci allo Sferisterio per organizzare, a ogni stagione lirica, la banda che stava dietro il palcoscenico. Ricordo che un anno suonò il basso tuba in sostituzione di un professionista nel Golfo Mistico.

 

Cesare, tu hai conosciuto Alfonso?

alfonso-e-ida-gentili-1Se si chiedesse a un settantenne maceratese: Te lo ricordi Fofo Gentili? Lui risponderebbe: Si! Come no! Il fotografo! La risposta sarebbe giusta perché Fofo per tanti anni ha fatto parte del gruppo dei notissimi fotografi maceratesi. Lui si era specializzato nei servizi fotografici per i giornali. Io, però, ho di lui un altro ricordo: Fofo era anche un grande e vero musicista. Suonava bene la batteria da giovane, con le orchestre, i tamburi e i piatti nella banda ma, soprattutto, era un mago del trombone. Ci siamo incontrati più volte negli spettacoli e siamo diventati amici. Non aveva un carattere facile ma posso dire che con me è sempre stato corretto e preciso.

 

Cesare, è vero che una volta ti salvò una serata?

Un ricordo è particolarmente vivo. Stavamo in piazza e presentai la banda che si esibì, poi salì sul palco l’orchestra. Dopo un quarto d’ora, succedeva a quei tempi, si ruppe l’amplificazione e ci voleva del tempo per ripararla. Vidi Fofo, lì sotto, con il trombone in mano e lo chiamai chiedendogli di fare un brano per far conoscere lo strumento. Serviva per prendere tempo. Lui si mise a suonare marcette e canzoni e la gente, che gremiva la piazza, si mise a ballare. Rimasi di stucco. Con il solo trombone era stato capace di fare una cosa del genere. Dopo tanti anni il ricordo è ancora vivo in me!

 

Un’altra volta, invece, salvò un’altra cosa… vero Cesare?

Era la Festa delle Casette. Pensai di mettere la banda su un camion scoperto e di fargli fare il giro di Macerata, fermandosi in vari posti. Dopo la suonata di una marcetta, facevo la pubblicità per la festa con l’amplificatore posto sul camion. A metà giro mi procurai un paio di bottiglioni di vino e li allungai ai suonatori. Chi avrebbe dovuto prenderne uno mancò la presa… ma il bottiglione non finì in terra perché Fofo, che era lì vicino, pensando che se si fosse rotto un bottiglione da due litri di buon vino sarebbe stato un peccato mortale, saltato dal camion lo prese al volo prima che toccasse terra.

 

O Cesare, sapevi che Alfonso ha anche fatto parte della Fanfara dei Bersaglieri?

Sì, certamente, oltre che della banda Fofo ha fatto parte della Fanfara dei Bersaglieri in congedo che per vari anni è stata a Macerata. Ricordo che mi fu chiesto di ideare uno spettacolo che potesse fare da biglietto da visita alla Regione Marche per il carnevale internazionale di Dusseldorf in Germania. Inventai questo spot: portai due formazioni, il “Gruppo Folk Civitanova Marche” che allora dirigevo e la Fanfara dei Bersaglieri. Organizzai la cosa così… il gruppo faceva, ballando, due giri di saltarello, poi si fermava e i componenti si mettevano ai lati della strada per lasciare spazio alla Fanfara dei Bersaglieri che, correndo e suonando una marcetta, li sorpassava per poi fermarsi e far ripassare i ragazzi e le ragazze del gruppo folk. Lo spettacolo, nella sua semplicità, piacque veramente molto. E Fofo? Fofo era chiamato in causa ogni volta che la sfilata si doveva fermare e, con il solo trombone, gli facevo interpretare il motivo “Rosamunda”, che era la colonna sonora scelta dai tedeschi per il 150° anniversario del carnevale di Dusseldorf.

 

Carlo, parlaci di tuo padre fotografo…

Dopo la esperienza conseguita con Balelli aprì un suo studio fotografico in via Francesco Crispi e ricordo che come buonuscita ebbe da Balelli delle lastre di foto antiche, alcune delle quali ancora conservo. Lui era un fotoreporter e lavorava sia per il Resto del Carlino che per l’Ansa. Mi piace affermare che lo Studio Fotografico Gentili è l’unico al mondo ad avere testimonianze fotografiche della lirica allo Sferisterio dal 1936 a oggi. Avendo continuato l’attività di mio padre, quando mancai per due anni, a causa del servizio militare da Bersagliere, fu mia sorella a sostituirmi.

 

Quando morì tuo padre?

Se ne andò a 68 anni, il Sindaco Carlo Ballesi ebbe la sensibilità di darne notizia in Consiglio comunale. Allo Sferisterio dettero l’annuncio della sua morte prima dell’inizio dell’opera e, dopo un rispettoso silenzio generale, scoppiò un grande applauso.

 

Carlo, quale atteggiamento di tuo padre conservi nel cuore?

Il fatto che ha sempre lavorato con umiltà e in silenzio.

Fernando Pallocchini

 

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