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La storia di Macerata a piccole dosi, XXXVII puntata

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Liberamente tratta da “Storia di Macerata”,

origini e vicende politiche

di Adversi, Cecchi, Paci

 

Macerata rivoluzionaria

 

Inizia la congiura e cambia il governo

Scoppiata la rivoluzione a Bologna, nei primi di febbraio del 1831 alcuni maceratesi si riunirono presso lo studio dell’avvocato Candido Paoletti per partecipare al moto: c’era chi voleva un’azione forte e chi cercava di evitare uno spargimento di sangue. Si deliberò di chiedere al Delegato apostolico, Mons. Luigi dei Conti Ciacchi, di cedere il governo a un comitato di 5 patrioti ma costui non prese in considerazione la richiesta. I congiurati allora misero a capo del movimento il Conte Antonio Gatti, confinato in Montecosaro, che accettò. Invitarono poi il generale Sercognani, che assediava Ancona, a mandare truppe a Macerata. A questo punto il Delegato apostolico cedette, protestando dignitosamente.

 

Subito screzi e richieste

Conquistata pacificamente la città si incaricò il Gonfaloniere Ranaldi di nominare un governo provvisorio e subito, il giorno stesso, nel Consiglio comunale iniziarono discordanze. Furono nominati i moderati Conte Giuseppe Graziani, l’avvocato Candido Paoletti, il Conte Giovanni Lauri, il Conte Telesforo Carradori e Andrea Cardinali, nomi poco graditi ai più estremisti che vollero inserire nel governo i Marchesi Filopolitico Consalvi e Domenico Ricci. Costoro iniziarono la trattativa per mantenere a Macerata il privilegio di capoluogo della provincia, la sede universitaria e per ottenere il ripristino del Tribunale d’Appello soppresso dal papato. Fu organizzata una guardia nazionale e concessa la libertà di stampa.

 

Precipitano gli eventi e ricambia il governo

Intanto Bologna si arrendeva agli austriaci, le truppe estensi passavano il Po e il 16 marzo si arruolarono volontari per formare otto reggimenti, due dei quali di cavalleria. Da Macerata partirono 20 soldati (tra loro vi era il ben noto Carletti) sotto il comando del Marchese Giuseppe Ugolini con il sarto Napoleone Vecchietti a fare da portabandiera. Ma già il 26 marzo i rivoluzionari rimettevano il territorio nelle mani del Cardinale Benvenuti che proclamò un’amnistia e nominò un Legato per ogni provincia. Il 28 marzo lasciarono Macerata i volontari venuti da Fermo; appena usciti da Porta Romana questa venne chiusa alle loro spalle e lo stesso avvenne a Porta Mercato e a Porta Duomo, dopo di che i maceratesi scesero in strada inneggiando al Papa, insultando i rivoltosi ed eliminando stemmi e bandiere rivoluzionarie.

 

La “ritirata strategica” di Monsignor Ciacchi

Il 31 marzo fece ritorno in città il Delegato apostolico Monsignor Ciacchi; il giorno successivo giunsero le truppe austriache che, dopo aver ordinato la consegna delle armi, il 3 aprile ripartirono. Ne approfittarono i liberali per inneggiare contro il Papa con un contegno minaccioso, tanto che il Ciacchi, impressionatissimo, chiese una guarnigione austriaca stabile in città, ma gli vennero inviati solo 10 carabinieri pontifici. Fu attivata una guardia di polizia che aveva in dotazione una sciabola e nessuna divisa. Per l’esiguità della difesa il Ciacchi, prudentemente, ottenne un permesso di due mesi per curarsi di un suo qualche malanno e se ne andò da Macerata il 7 di aprile. Il 19 giunsero 100 granatieri che rimasero di guarnigione.

 

Epurazione

Per accattivarsi la benevolenza dei maceratesi il Papa Gregorio XVI concesse di nuovo alla città la sede della Corte di Appello, un provvedimento preso anche per attenuare la cattiva impressione suscitata dall’annullamento dell’amnistia concessa dal Cardinale Benvenuti. Così dalla città furono esiliati i Marchesi Giacomo e Domenico Ricci e destituiti i professori Puccinotti e Utili. Un altro maceratese, Camillo Meloni, approfittando della connivenza dei francesi che occupavano Ancona, organizzò in quella città, in collaborazione con l’anconetano Nicola Ricciotti, una “colonna mobile” alla quale si dovette l’uccisione di quel Gonfaloniere, il Conte Bosdari, deprecata da tutti, motivo per cui la formazione venne sciolta e il Meloni esiliato. La libertà goduta dai rivoluzionari in Ancona incoraggiò anche i sovvertitori maceratesi che, di nuovo, iniziarono ad assumere un atteggiamento provocatorio. In virtù delle precedenti esperienze questo movimento fu soffocato sul nascere con condanne molto forti, addirittura sproporzionate.

 continua

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