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Minchiatine ginesine: Radio Zona L

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di Tamara Moroni e Cesare Angerilli

 

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TAMARA

Sul finire degli anni ‘70, anche sui tetti di San Ginesio spuntò l’antenna della sua radio libera. Mentre la vicina Sarnano chiamò la sua “Radio Esse”, Loro Piceno “Radio Loro” e così tanti altri piccoli e meno piccoli comuni dei dintorni, che chiamarono la loro radio privata con attinenza al nome del proprio paese, San Ginesio no, pensò più in grande e alla sua mise nome Zona L, lo stesso della Comunità Montana di cui faceva parte.

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Il suo fondatore, e Direttore, scelse come sua prima sede l’ultimo piano di un vecchio palazzo che dà sulla piazza principale e, da quel momento, gli studi di RZL divennero come miele per tanti giovani e meno giovani, tra cui, la sottoscritta. Fu così che, libera dagli impegni scolastici, anche io mi arruolai come spikerina ai primi dell’estate ‘78, ché di volontari per riempire il ricco palinsesto di RZL non bastava mai, e a me il Direttore affidò per primo un programma mattutino, ma durai poco. Ogni 5 minuti, non sapendo che altro dire, aprivo i microfoni per ricordare di essere sintonizzati su RZL e l’ora, fino ai decimi di secondo, che quelli che ascoltavano la nostra radio sul posto di lavoro ancora mi stramaledicono. Passò quindi ad assegnarmi un programma pomeridiano di musica leggera, italiana e straniera, ma ahimé, non conoscevo che il tedesco, non l’inglese che sarebbe servito, per cui dovette accontentarsi di un’ora di programma di sola musica italiana. Allora andavano per la maggiore i cantautori, ma la mia passione sfrenata per uno in particolare, Claudio Baglioni, fece sì che praticamente quell’ora di musica italiana fosse tutta occupata dal mio cantautore preferito. Anche questa seconda esperienza durò finché il Direttore, un bel giorno, entrò in sala trasmissione che stava lì lì per sequestrarmi tutti gli LP di Baglioni. Insomma, rimossa anche da lì. Da quelle prime traumatiche esperienze, per me, e per gli ascoltatori, finii per condurre le mitiche D.D.D., Disco Dedica Direttissima. Cominciai così la mia avventura radiofonica dei programmi in diretta, per finire coi famosi Notturni, dove con le telefonate si tirava fino a mattina, quindi molto dopo, perché ci voleva il fisico, anzi “lo fisico” come diceva il nostro affezionato ascoltatore Mariano lu pescatore, manco a dirlo de Citanò, che poi non si chiamava Mariano, né faceva il pescatore, ma si era dato un nickname, diremmo oggi, e una parte. Ci voleva il fisico, e la patente, anche, che non avevo ancora. I primi tempi per raggiungere la radio non c’era altro modo perciò che fare l’autostop, oppure andare in motorino in due, anche in tre, ché il motorino era uno, e noi di più, chi per dovere, chi per piacere, ad andare a quell’ora alla radio. Con l’autostop però, c’era un piccolo problema, che il nostro programma iniziava alle 13, di domenica, praticamente quando nessuno lavora ma stanno tutti a tavola, e noi partivamo da Passo San Ginesio: ma chi poteva mai passare a quell’ora verso San Ginesio? Eppure, non ci si crede, qualcuno ci imbarcava sempre. Era dura, d’estate, a quell’ora, quando il sole picchia sull’asfalto, stare lì impalate sulla strada ad aspettare la provvidenza, e infatti si arrivava in radio sudate, trafelate, spesso all’ultimo minuto. Ma come stavi stavi, scese in piazza, se ti diceva bene, sennò al Pincio, che dovevi farti altro mezzo chilometro a piedi in salita, fatte le scale di corsa fino all’ultimo piano non c’era tempo di rianimarsi, si mandava la sigla, che il primo saluto agli ascoltatori veniva quasi sempre ansimante, da sembrare più uno di quei programmi che mandavano le prime televisioni private a notte fonda, con Umberto Smaila, che una trasmissione radiofonica all’una di pomeriggio, di domenica. Condurre le dediche in diretta, anche se ti chiamavano speaker, era più lavoro da centro di ascolto e da centralinista, coi due telefoni che arrossavano per tutte le chiamate in arrivo dei tanti ascoltatori, più o meno sempre gli stessi, fedeli e puntualissimi. A me poi che toccò di domenica, arrivavo che gli apparecchi erano ancora surriscaldati per il programma che finiva poco prima, l’appuntamento settimanale con Maria la cartomante, che per ogni mal d’amore , per ogni problema di cuore, stese le carte, prima o poi pronunciava “Sotto li coppi de casa tua, c’è un omu a bastoni”, che non so quanto questo fosse utile e rassicurante sapere per quell’anima in pena, ma certo è, che Maria la cartomante, aveva il suo indiscusso successo nel decifrare il presente e prevedere il futuro, amoroso e non. Comunque, per le D.D.D., l’importante era partire con la diretta, il resto era facile, veniva da sé: il telefono squillava, premevi un bottone, il tempo sì e no di un saluto, e già dall’altra parte l’ascoltatore-ascoltatrice era in piena lettura del foglietto su cui aveva appuntato tutti i nomi che può contenere un intero calendario, a cui indirizzare le dediche e fare gli auguri per i compleanni giornalieri. Quanto al disco da mettere sul piatto, sapevi ancora prima che chiamassero, tanto tutti chiedevano sempre gli stessi brani, che te li potevi preparare tutti col massimo comodo; giusto per ricordare: Sheila di Castelfidardo, Julio Iglesias in tutte le salse, Rita di Macerata, Gianna Nannini, Zamò, il Prof. Zamò, più sul classico- strumentale, Cristina di Pian di Pieca, Riccardo Fogli. Sicché, dall’una in poi, una volta in onda, si poteva lasciare tranquillamente la consolle, scendere al bar di sotto, consumare seduti un gelato, tornare, che tanto ancora trovavi lo stesso al telefono a recitare la sua lunghissima lista di nomi. Nel malaugurato caso non ti regolavi coi tempi, anche se con le casse in studio a tutto volume e la finestra aperta della radio, la piazza intera veniva inondata di musica e voci che potevi seguire tutto in tempo reale , capitava che qualcuno avesse finito prima che tornavi al tuo posto, e allora la scusa più immediata era che non funzionava qualcosa, tanto ci credevano tutti, ché un giorno sì e un giorno no, qualcosa in radio si rompeva sempre. Almeno così andò, finché la Direzione non decise di inserire un timer a ghigliottina di dieci minuti, che altrimenti l’ascoltatore che per primo prendeva la linea, finiva per fare come me con Baglioni, che si prendeva lui tutto il tempo della trasmissione. La conduzione dei Notturni, era invece più pacata e distensiva, specialmente il mercoledì con la coppia “Barbarossa e Charlie Brown”, che col loro sarcasmo e l’ ironia pepata con cui condivano tutto e tutti, erano senz’altro due talenti da scritturare per programmi nazionali: nulla da invidiare ai tanti personaggi che imperversavano all’epoca sulle reti e le emittenti Rai. Una per tutti, a vivacizzare ulteriormente il loro programma era Parmina de Ficana, che ancora oggi non saprei dire chi era il comico e chi la spalla, fra lei che telefonava per raccontare in stretto dialetto maceratese le sue storielle familiari, più o meno inventate, o i due che le tenevano botta dietro i microfoni, da doverli chiudere per non disturbare l’ascolto, dalle matte risate che si facevano. Per quanto riguarda i miei Notturni da conduttrice, iniziai col fare il tappabuchi, per poi finire la mia carriera radiofonica da titolare con quello domenicale, quando già la radio aveva compiuto il suo decimo anno di vita e aveva cambiato il suo nome in “Radio Atlantide”, nel nome il destino: da lì infatti finì, per sempre, la sua gloriosa storia di radio libera ginesina. I famosi Notturni, si sapeva a che ora iniziavano, 22.30, ma mai quando finivano, non prima comunque che da Civitanova Marche, la Signorina Buonanotte, nubile e sessantenne, con voce bassa e suadente, non augurava agli speaker e ai pochi ascoltatori sopravvissuti, ché già erano le 4 di mattina, la buonanotte, appunto. C’era poi per tanti di noi, dismessi i panni di speaker, anche un certo impegno fuori della radio, quella volta o due la settimana, quando da radio Zona L andava in onda il quiz condotto dal Maestro Eno Panichelli. Io, insieme con altra gioventù locale, ci ritrovavamo infatti nella bottega di generi alimentari di Pina e Ilario a Passo San Ginesio, solo che il quiz andava in onda alle 17.00, e a quell’ora il negozio era già aperto, un inconveniente non da poco, coi clienti in arrivo mentre noi eravamo tutti presi a pensare le risposte a indovinelli, o domande a caldo su materie come italiano, storia, geografia, logica, matematica, nonché a turno a occupare il telefono pubblico a gettoni col tenere sul disco, per mezz’ore, il dito sull’ultimo numero della radio per poter prendere la linea, tanto era difficile, e il tutto, per vincere un profumo, un buono sconto, la confezione di qualcosa. Ma più di una volta, è da dire, che gli stessi clienti che venivano a far spesa, appena entrati e respirata l’aria che tirava nel vederci tutti indaffarati nelle consultazioni, gestori in prima linea, finivano per unirsi a noi nel cercare la soluzione, ché allora mica c’era internet, wikipedia, o gli aiuti da casa, sì e no una vecchia enciclopedia a disposizione, e nemmeno aggiornata. E mentre tutti noi dell’esercito volontario, coi dischi che spesso, i primi tempi soprattutto, ci portavamo da casa, ci divertivamo negli studi di RZL, qualche altro mascalzone invece preferiva farlo in diverso modo, di notte, dal basso, dalla piazza…

 

CESARE

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…di giorno, dall’alto, dal palazzo, tu dimentichi, Tamara, che anche io ho avuto il mio momento di gloria con il programma “Pijete ‘na pastija” condotto da me e Fabio S., fu bello, ma durò poco, le denunce e i reclami erano troppi, qualcuno ci promise anche le legnate, in effetti ne avevamo per tutti e la direzione non aveva i mezzi economici per garantire una scorta armata a me e a Fabio, così il programma finì ma, come giustamente hai scritto tu, continuò la mia collaborazione, ma esterna, da indipendente.

RADIO ZONA L 94 MHZ FM STEREO, e chi se la può scordare? Le trasmissioni iniziarono a maggio/giugno del 1978: lo ricordo bene perché mamma mi aveva comprato la Vespa 125 quale premio per non avere dato nemmeno un esame all’università. A proposito di programmi notturni, uno di questi fu anche condotto dal prof. Stainer, col nome straniero ma italiano di San Ginesio, uno dei miei più grandi amici. Stainer aveva dato una chiara impronta culturale al suo programma. Gli ascoltatori telefonavano per chiedere qualsiasi cosa: si parlava d’attualità, di libri, di problemi sociali e personali. E chi più del prof. Stainer, formatosi sulle opere di Senofonte e Apollonio Rodio, poteva condurre un programma di approfondimento culturale? Noi, praticamente semianalfabeti, seguivamo moltissimo quel programma, seduti, a decine, davanti al Bar Centrale che aveva due cabine telefoniche a portata di mano. Una calda sera di giugno,un signore chiese a Stainer cosa ne pensasse dell’alesaggio della pena di morte. Stainer non sospettava che quella telefonata fosse partita dal vicino Circolo Cittadino e che quel signore fosse un ginesino bontempone e in vena di scherzi. Stainer cominciò ad arrampicare sugli specchi invitando gli ignari ascoltatori a esprimere la propria opinione sull’alesaggio della pena di morte prima che lui esprimesse la sua. Stainer non solo non aveva la più pallida idea di cosa fosse l’alesaggio della pena di morte ma non aveva ancora capito che non c’era niente da capire. Verso le tre del mattino Stainer cominciò ad avere i primi sospetti che fosse stato uno scherzo; c’era troppo movimento in piazza Gentili per quell’ora e la cosa puzzava. Tornato a casa, albeggiava e da ogni orto i galli cantavano, Stainer prese il suo fido Zingarelli e lesse alesaggio “s.m. diametro d’ogni cilindro di un motore a stantuffi-alesatura”. Ma che c’azzeccava con la pena di morte? Dormì un sonno agitato e al risveglio non aveva più dubbi: era stato uno scherzo. Decise allora che, per sicurezza, avrebbe portato il suo vocabolario della lingua italiana Zingarelli nei locali della radio,visti i precedenti, poteva sempre tornare utile anziché fargli prendere la polvere a casa, sotto un mucchio di vecchi Playboy; fece bene, anche se ancora non sapeva che per lui e il suo programma il peggio doveva ancora arrivare. Il peggio arrivò una sera di quella stessa e indimenticabile estate. Decidemmo all’unanimità con voto palese, eravamo in tanti, di chiedere a Stainer cosa pensasse dell’onanismo. Avendo saputo dello Zingarelli, qualcuno di noi, non ricordo chi, strappò la pagina con la O di onanismo. Uno di noi telefonò: disse che leggeva spesso di onanismo, aveva capito che riguardasse principalmente adolescenti più maschi che femmine, ma altro non sapeva, cos’è l’onanismo? Stainer che, come te Tamara, era uno speaker scafato, mandò in onda uno stacchetto musicale per avere il tempo necessario a cercare quell’oscura parola sul suo personale vocabolario ma la pagina non c’era, ce n’erano a centinaia di pagine, ma proprio quella che serviva no, non c’era. Telefonò anche una ragazza: disse al conduttore che ormai si stava parlando da ore di onanismo, era tardi, lei la mattina doveva alzarsi presto, lei non sapeva niente di onanismo e adesso, dopo le forbite spiegazioni del conduttore, ancora meno: insomma ma cos’è l’onanismo? Stainer a cui,nonostante la stanza insonorizzata, arrivavano i nostri schiamazzi e le nostre risate rispose “fattelo spiegare da quei tizi che hai vicino”, ci chiamò tizi, a noi, i suoi migliori amici. Si erano fatte un’ennesima volta le tre del mattino e sembrava finita lì, invece no. Andò in onda in direttissima sui 94 mhz stereo di Radio Zona L un’imprecazione rivolta in alto, molto in alto. Capimmo subito chi fosse: Tonino, ideatore, fondatore, mecenate e tuttofare di quella nostra radio libera; Tonino era per tutti noi un fratello maggiore. Sempre in diretta “lete, vatte via, non hi capito che ogni sera l’amici tui te sta a pijà’ per culo? Poèsse che non capisci se ‘na telefonata è vera o è na pijata per culo? Vanne,vatte via e non te fa vedè’ più che ‘stu programma tuu sta a diventà ‘na pajacciata. Non ce credi? ‘Ffaccete da la finestra che l’amici tui sta’ tutti a ride jò piazza davanti lu caffè!” Stainer aprì la finestra e, come un novello duce da Palazzo Venezia, ammirò sorridente quella folla oceanica che lo acclamava.

 

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