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Nemici e amici

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Dall’inedito

“Caravaggio e le ombre dell’anima”

di Matteo Ricucci

 

zuccariAbbiamo già accennato alle dispute e agli scontri con i membri del clan Tomassoni; la violenta disputa con un cameriere in una bettola, sulla faccia del quale egli scagliò un piatto di carciofi bollenti, o le sassaiole contro le finestre d’una sua precedente affittacamere che lo aveva denunciato per morosità, o lo sfregio sul viso del notaio Mariano Pasqualone che gli insidiava la sua amata Lena. Ma di tutta la nutrita fauna dei suoi nemici, quelli che più odiava e che più lo mandavano in bestia erano i pittori dell’Accademia di San Luca che avevano l’ardire di criticare la sua pittura. Indubbiamente era un soggetto che potremmo definire quasi asociale, ma come lui, in quei lontani tempi e in quei luoghi, erano tanti per non dire tantissimi. I processi e le condanne lievitavano come funghi in una notte di pioggia. Famoso fu quello per calunnia, intentatogli dal pittore Giovanni Baglione, così ben descritta dal Baglione stesso nel suo libro: “Vite di artisti”. Comunque, tra le mura di Roma, egli interagiva con una pletora di avversari ben conosciuti e ben individuabili, e dagli attacchi dei quali egli poteva ben difendersi, ma quando fu affisso il cesaribando che gli comminava la condanna capitale per l’assassinio del Tomassoni, egli dovette battersi con sconosciuti sicari che piovevano da ogni dove e in momenti inattesi che resero davvero ostica e problematica la sua vita. Una tale condizione fu aggravata, dopo la sua fuga dall’isola di Malta, dagli sgherri del potente Ordine che gli dettero una caccia spietata culminante nell’assalto all’esterno della locanda del Cerriglio, nei pressi di Napoli, in cui fu ferito tanto gravemente al capo da riportare uno sfregio che gli deturpò per sempre il viso e che, infine, riuscirono nel loro intento, ammazzandolo sul litorale di porto Ercole. Quando nel 1571 nacque Michelangelo, la marchesa di Caravaggio, Costanza Sforza Colonna, era già sposata da qualche anno ed era madre di molti figli. Si narra che la Marchesa fosse stata una delle prime persone a scoprire il naturale talento per i colori e i pennelli del piccolo Michelangelo, stimolandolo e proteggendolo lungo l’intero arco della sua vita, ma ciò non è suffragato da alcun documento, il che non vuol dire che non sia vero, ma che forse un giorno sarà confermato da qualche fonte archivistica, come altre volte è accaduto per altri avvenimenti. Quando Lucia Aratore contrattò con il pittore Simone Peterzano il costo dell’apprendistato del figlio, era voce di popolo che lei non avesse tutti gli scudi che occorrevano per onorarlo. Si suppone, quindi, che la marchesa Costanza abbia offerto spontaneamente il suo aiuto. Il matrimonio tra Costanza e Francesco Sforza non durò a lungo, essendo lo sposo deceduto ben presto e lasciando sulle spalle della giovane vedova ben sei figli. Per un maggior conforto e per un aiuto più diretto, lei tornò a Roma in seno alla sua potentissima famiglia. Michelangelo si ritenne fortunato della coincidenza perché in Roma, ricorreva ai suoi consigli e al suo aiuto. Fu un’amicizia vera, che si dimostrò utile il 28 maggio 1606, quando fu aiutato dai Colonna a fuggire da Roma e nasconderlo nei propri domini. Poi, in gran segretezza, fu condotto a Napoli, dove, nel frattempo e stranamente, s’era trasferita anche Costanza . E furono sempre Costanza e i suoi figli, in special modo Fabrizio, il secondogenito, Ammiraglio della Flotta papale e Cavaliere dell’Ordine di Gerusalemme, a traghettarlo da Napoli nell’isola di Malta e, dopo, a farlo evadere dalla prigione di Sant’Angelo e sbarcarlo in tutta sicurezza in Sicilia.

 

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